Cose da blogger

I blog sono morti. Ma anche no. Evviva i blog

i blog sono morti

I blog sono morti: un grido di allarme lanciato anni fa. Soppiantati dal micro blogging, ritenuto più semplice e più d’impatto, offerto dalle piattaforme dei social network, i blogger comunque resistono. E usano i social per promuovere il proprio blog.

Fra i blogger senza blog, gli YouTuber e gli Instagrammer, scrivere un blog è diventato se non inutile, almeno una attività obsoleta. Una cosa buona per i vecchi nostalgici.

I blog sono morti: lo ripetono tutti. E forse la certezza della morte dei blog può essere ricercata anche fra le statistiche di lettura in Italia: meno della metà della popolazione nel nostro Paese legge libri.

Sarà per questo che sembra ci sia uno squilibrio fra chi scrive [tutti scrittori] e chi legge [pochi, pochissimi affezionati]. Sembra insomma più difficile farsi leggere, che mettere nero su bianco quello che si pensa. E se non bastasse la poca propensione degli italiani alla lettura, la piattaforma di micro-blogging più diffusa, penalizza le interazioni con i post che contengono link. Privilegiandoli solo se sono a pagamento.
Così accade che su Facebook sia più facile che un link di rimando ad un post al blog rimanga sepolto in fondo alla timeline perché considerato poco funzionale dall’algoritmo di Mister Zuckerberg.
Che però ha in fondo ragione.
Immaginate di entrare in una pasticceria e di mettervi a gridare:
– Ehi, venite con me. Nella mia pasticceria ho delle torte alla meringa, che qui non trovate, e che il proprietario non farà mai perché odia le meringhe. –
Non è un gesto carino.

Così se da una parte Facebook cerca di tenere gli utenti dentro il suo social, Twitter ha aumentato il numero di caratteri di un tweet, che sono passati da 140 a 280, per tentare un minimo di concorrenza con Facebook, ma fregandosene se il tweet contiene o meno un link esterno. Instagram parla per immagini e non permette di inserire link cliccabili, se non nella bio. Dando vita a quelle didascalie foto terribili: Ho scoperto questo prodotto per la bellezza della pelle per caso. Vuoi provarlo anche tu? Link in bio. Per portarti al post blog sponsorizzato, creato ad hoc. Ovviamente leggi la didascalia dopo 3 mesi dalla pubblicazione e non saprai mai nulla del prodotto, perché intanto il link in bio è stato sostituito almeno altre 10 volte.

Ma scrivevo della morte dei blog.

Non credo affatto che i blog siano morti. Per almeno 3 ragioni:

  • Finché ci sarà qualcuno che ha necessità di più di 280 caratteri per poter esprimere la sua opinione, il blog rimarrà il posto dedicato alla scrittura.
  • Finché ci sarà qualcuno che non vorrà perdere tutti i suoi pensieri in un contenitore di proprietà di un tizio che una mattina potrebbe spegnere l’interruttore ed eliminarli per sempre, il blog rimarrà l’unico contenitore gestibile in autonomia.
  • Finché ci sarà qualcuno che non vede nella scrittura una scorciatoia ma un meraviglioso bosco in cui passeggiare e perdersi, il blog rimarrà il posto migliore dove leggere delle cose meravigliose.

Il problema non sono i blog, ma le persone che non leggono. E per quelle, direi, non c’è blog post che tenga.

 

unsplash-logoOli Dale

8 pensieri su “I blog sono morti. Ma anche no. Evviva i blog

  1. Quello che mi chiedo è: se ci sono più “scrittori” che lettori non è che questo vuol dire che molti “scrittori” non leggono… o leggono solo se stessi? Come quella gente che per essere il figa dice “io non ascolto musica, io la faccio”. Quindi stesso discorso vale per i Blog?

  2. @Samanta sono sempre stata convinta che i blogger con tanti numeri non solo non leggano gli altri blogger, ma facciano fatica anche ad interagire con gli altri blogger. Provato mai a lasciare un commento ad blogger “famoso” o comunque con tanti numeri?

Sono curiosa di sapere cosa ne pensi