Scrivere un blog

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Mi piaceva scrivere un blog quando tutto era anonimo. Anonimo fino ad un certo punto, perché sentivo di poter raccontare davvero tutto. E poi, in fin dei conti, nell’era di Facebook e dell’identità reale, inventarsi un personaggio è presto fatto.

Mi piaceva scrivere un blog quando bastava una piattaforma gratuita, scegliere tema e accessori, e dare sfogo a tutta la propria creatività. Ora se non hai un dominio tuo a pagamento sei sfigata. Se non hai un tema figo a pagamento sei sfigata. Se non hai foto profilo bellissime e patinatissime ottenute a pagamento sei sfigata. E non ti legge nessuno.

Mi piaceva scrivere un blog quando scrivere un blog significava avere un hobby fighissimo. Ora per avere un blog devi avere un piano editoriale, pubblicare a cadenza stretta e precisa, devi trasformare il blog in un lavoro altrimenti non ha senso continuare. Ma io un lavoro ce l’ho già e allora scrivere il mio blog è da sfigata.

Una volta scrivere un blog significava poter scrivere tutto quello che ci passava per la testa. Ora bisogna stare attenti alla web reputation.

Una volta scrivere un blog significava poter scrivere quello che ci pareva. E tu azienda stavi attenta alle recensioni negative. Ora scrivere un blog significa bussare alle aziende e scrivere per loro dei stupendi spot pubblicitari che nessun pubblicitario sarebbe mai in grado di realizzare. Ma tanto pensa a tutto il blogger: testo, location, riprese, promozione. E costa enormemente in meno di un’agenzia pubblicitaria.

Mi piaceva scrivere un blog quando scrivere aveva un senso compiuto. Ora basta avere un’idea, pagare qualcuno per realizzarla, metterci la faccia o il corpo o il proprio figlio o l’intera famiglia ed ecco che non è più necessario saper scrivere. Spesso blog con tanta visibilità sono scritti male o semplicemente sono scritti da altri.

Capita di incontrare blogger senza blog.

Continuo a scrivere per il mio blog credo perché sto invecchiando male. E al mio hobby preferito non rinuncio.

17 pensieri su “Scrivere un blog

  1. Mi hai steso. Ogni tua singola parola. E, come avrai capito, non posso che essere d’accordo, soprattutto considerando che anch’io scrivo per scrivere, e non me ne frega di SEO, strategie, leccate e immagini da urlo, che poi il testo alla fine affonda. Il web è un’occasione, ma da qui a chiamare tutto “valore” passa un universo di cazzate (tra le quali io e te, intuisco, galleggiamo a stento ma tenaci). Grazie

  2. In un mondo di blogger che lavorano, quelli che hanno solo voglia di scrivere ci stanno molto stretti. E vivono male. Non arrendiamoci. Intanto ti metto nel feed [che ormai la blogroll non esiste più]

  3. Non avevo mai pensato a queste cose, sai? Per me il blog è nato come diario di viaggio in un momento in cui abitavo dall’altra parte del mondo, e poi tutto il resto è venuto dopo, gradualmente…non ho mai vissuto certe “imposizioni” da blogger, però alla fine su una cosa siamo d’accordo: scrivere è una passione enorme e non vi rinuncerei mai!! 🙂

  4. La mia è solo una estremizzazione, conseguenza delle centinaia di post che promettono di svelare la ricetta magica per diventare blogger di successo. Volevo solo dire la mia, cioè che quello che serve, a mio avviso, è solo tanta passione. E un bel calcio alle ricette che promettono miracoli.

  5. Io ho iniziato su splinder e amavo molto scrivere di me per me. Oggi le cose sono cambiate, ma non lo sono io. Amo ancora questa politica e quando mi capita di leggere un blogger senza blog scappo a gambe levate. 🙂

  6. I tempi di Splinder li rimpiangiamo un po’ tutti. Forse nel tempo si invertirà nuovamente la tendenza e i blog torneranno ad essere luoghi di condivisione di esperienza vera.

  7. sono d’accordo con te, Marlene. C’è tutta questa grancassa di blog patinatissimi ma senza un frizzo, un pensiero, un’emozione. Già l’idea del piano editoriale mi pare un ossimoro: il blog cattura un attimo di tempo che merita di essere raccontato e condiviso: come fai a costruire un piano editoriale su questo? ( Il mio blog ha una community forte e pochissime aziende interessate a quello che scrivo. Probabilmente parlo per invidia)

  8. Rossella la nascita del piano editoriale è la prova che l’idea di base del blog è stata stravolta da chi lo ha trasformato in mestiere. Ci sono persone che vivono spiegando agli altri come si fa blogging. Quando in realtà il blogging era nato come strumento aperto liberamente a pensieri, parole, opere e omissioni [cit.] Sull’invidia si potrebbe scrivere un trattato. Quando non segui il gregge è facile essere additate come invidiose.

Sono curiosa di sapere cosa ne pensi