“non è un telefonino, è un blackberry”

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“non è un telefonino, è un blackberry” (laura ravetto – ballarò del 19/05/2009)
sarebbe bello che il pubblico televisivo votante fosse capace di giudicare le persone che ci rappresentano da queste manifestazioni di pensiero spontanee (e quindi sincere) e non solo dai discorsi precotti scritti da uffici stampa preposti a fare incetta di consenso.
in quella frase sono racchiusi:
una buona dose di maleducazione: tenere acceso il telefono mentre su un canale di servizio pubblico di svolge un dibattito che dovrebbe aiutare noi cittadini a capire come il governo e l’opposizione si muovono su determinati argomenti di interesse generale non è molto professionale.
indifferenza: scrivere un maessaggino (o leggerlo) mentre parla un rappresentante dell’altro schieramento è sinonimo di scarsa considerazione delle idee del prossimo, quindi non dibattito ma spot elettorale unidirezionale.
arroganza: nel voler sottolineare che lei non è una morta di fame che possiede un “telefonino” qualsiasi, ma una che possiede un blackberry.
invece sono sicura che il popolo pecora invece di rendersi conto che siamo governati da persone che non solo non sanno niente di come sia difficile vivere questo momento di crisi economica e ci tiene a elevarsi dalla massa stracciona e ignorante, correrà in massa a comprare un blacberry in modo da potersi sentire loro pari, e non uno che ha un telefonino qualsiasi.
e comunque qualcuno spieghi alla ministra che un palmare (perchè è di quello che stiamo parlando) come quello in suo possesso può essere preso ad anticipo zero e pagato con 20 euro al mese comprensivo di traffico telefonico e wap.

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4 pensieri su ““non è un telefonino, è un blackberry”

  1. su ragazzi, trattatela bene…pensate che rimarrà al suo posto per altri 4 anni e poi le pagheremo pensione e accessori fino alla sua dipartita. pensate un po’ quanti blackberry le compreremo 😉

Sono curiosa di sapere cosa ne pensi