Illuminazione folgorante

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Nel deserto del palinsensto televisivo ieri sera ho trovato che fosse una specie di miracolo che trasmettessero un film su una delle sei/sette reti nazionali.
Certo: il film in questione era il pesce innamorato di Pieraccioni, ma poco male.
Il film non mi è piaciuto particolarmente, ma mi ha dato modo di pensare.
E ho pensato: a parte la bravura nello scrivere e la creatività di argomentazioni, cosa fa di uno scrittore uno scrittore di successo?
Ma soprattutto: come si fa a diventare scrittori. Si sceglie? Ci si dice: io da grande voglio fare il mestiere di scrivere. E poi? Cosa succede?
Nel cercare lavoro, lavoro “normale” ho fatto tanti colloqui. E ho sottoposto a colloquio molte persone per lavoro. E uno che vuole fare lo scrittore che fa?
De Andrè diceva più o meno che fino a 20 anni scrivono tutti, dopo continuano a scrivere solo gli stupidi o i poeti. Non me la ricordo la frase, ma ne ricordo il senso.
E cos’è che fa la differenza?
Qualcuno sa aiutarmi?

7 pensieri su “Illuminazione folgorante

  1. io – che scrivo per leggittima difesa – ho anche provato ad ipotizzare un destino da “scrittore” ma la parola stessa mi fa sorridere. Nato e cresciuto leggendo di tutto, ho ancora il pudore di non pubblicare per vergogna e rispetto nei confronti dei miei idoli letterari…
    Ho anche lavorato in una casa editrice per un po’ (ma poi ho smesso, è facile volendo.. basta la volobtà), come editor, ed ho visto le schifezze che passano, basta che qualcuno (speso l’autore stesso di saccoccia sua, altre volte sponsors istituzionali) paghi.. e la disillusione è aumentata.
    Mi sorprendo ancora, oggi, quando vedo scrittori “gggiovani” che pubblicano e magari vendono pure, è un piacere ed una sorpresa continua (o una delusione egoistica? boh!) scoprire che c’è ancora chi scrive dopo Gadda o Eco, Moravia, Flaiano o Pasolini, e chi più ne ha più ne metta…

    Mi sono dato (all’alcol, diranno i miei piccoli lettori..ed invece no!) alla traduzione perchè penso che anche questa sia un’arte letteraria: i miei sentimenti così li faccio filtrare tra le parole degli altri, e non me ne assumo la piena responsbilità..Cyrano

    cinico? beh un po’.. cinichello..

    CIAO

  2. In verità la frase (“chi persiste nel far versi dopo i 18 anni o è un poeta o è uno stupido)di De Andrè è a sua volta una citazione di Benedetto Croce.Citazione per citazione mi pare interessante ciò che diceva Quasimodo:”La poesia è la rivelazione di un sentimento che il poeta crede che sia personale e interiore, che il lettore riconosce come proprio.”.Ho sempre pensato che ciò che fà di un poeta un poeta sta nella sua capacità di dare forma e espressione a emozioni e sentimenti universali ma inespressi.La poesia sta in chi la esprime ma sta anche in chi l’ascolta e nella sua capacità di coglierla e riconoscerla.
    “La poesia si trova dappertutto, ma solo pochi la vedono”.L’abilità del poeta la traduce in versi,la sensibilità del fruitore ne coglie il senso.

  3. allora, due visitatori e due mondi opposti. fabio nel suo cinismo (realismo?) e jaenada con la sua visione romantica. ma in sintesi: come si esercita il mestiere di scrivere non lo sa nessuno? in realtà me lo immagino nè più nè meno come il mondo lavorativo frequentato fin’ora: se non ti conosce nessuno che spende due belle parole per te non c’è bravura che tenga. ovviamente moltiplicato all’ennesima potenza,visto l’investimento iniziale.
    grazie per la precisazione jaenada, l’ho scritto che non ricordavo la citazone (magari modifico il post)

  4. Provo a risponderti.Innanzitutto bisogna avere uno scritto da proporre (può sembrare pleonastico ma ho la sensazione che non lo sia….del resto se compri un tostapane la prima cosa che trovi scritto sul libretto delle istruzioni è:inserire la spina nella presa della corrente…).Salto la fase “scuola di scrittura e sceneggiatura” su cui ci vorrebbe un capitolo a parte.Se hai un pò di soldi da spendere,esistono piccoli editori che pubblicano a pagamento.Tu finanzi (o chi per te;mamma,papà,fidanzato,amante,vecchio riccastro invaghito etc.),loro editano.Non venderai una beneamata mazza(a meno che tu non sia un novello Proust…)ma puoi fare la splendida che ha pubblicato un libro e torturerai amici e parenti propinandogli edizioni con dedica in regalo chiedendo in cambio opinioni estasiate.Oppure,previo deposito del testo alla siae,puoi inviare il tuo manoscritto a tutti gli editori possibili e immaginabili,grandi e piccini, sperando che qualche talent scout in vena di entusiasmi dia un occhiata al tuo capolavoro e ne resti abbagliato.Oppure,puoi cominciare a scribacchiare qualche articoletto o raccontino su un giornalino di provincia e se hai talento e fortuna con il tempo aspirare a collaborare con qualche periodico di settore che ti introduca nell’ambiente editoriale.Infine (ma sicuramente dimentico o ignoro qualche altro passaggio)la strada solitamente più proficua consiste (tramite censo,collocazione familiare o talento nelle pubbliche relazioni)nell’entrare a far parte di qualche salotto buono (economico,letterario,universitario)che ti permetta di essere segnalata all’amico editore,che ti segnalerà all’amico giornalista che parlerà di te all’amico critico letterario.Auguri.

  5. l’ultima ipotesi mi sembra la più realistica. e cmq io scrittrice? sono fuori tempo, fuori giro, fuori ambiente. sono realista io, mica vivo nel mondo “wow” dove tutto può succedere. jaenada hai avuto esperienza dirette?

  6. In effetti ultimamente, con l’avvento di internet, tutti o quasi si sono scoperti scrittori. Ma cos’è che fa di uno scrittore un buon narratore? Provo a rispondere ad una delle domande più difficili che spesso mi sono posto. Innanzitutto penso che un buon narratore non debba avere certezze assolute, ma debba saper porsi delle domande. Il lettore vuole viaggiare con lui, vuole scoprire. Secondo requisito essenziale è sicuramente la proprietà di linguaggio, requisito troppo spesso trascurato anche da “scrittori” blasonati. E in ultimo un buon scrittore non deve sentirsi uno scrittore, deve solo avere la voglia di leggere un buon libro.

Sono curiosa di sapere cosa ne pensi