Allora, dove ero rimasta?

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L’amicizia con Emilio dura tutto il periodo da quando si è lasciato conoscere alla mia laurea, con successivo trasferimento.
Ma ero rimasta a quando lo trovo sulle scale di casa. Al piano di sotto vive una signora anziana che si era già impicciata, gli aveva trovato una penna ed un foglio, e lui aveva già lasciato il suo numero di telefono nella cassetta della lettera, dove evidentemente c’era il mio nome e cognome.
Davanti ad un caffè non posso negare che mi aveva fatto piacere sapere che aveva passato la notte setacciando il quartiere alla mia ricerca, poi si era imbattuto in tre ragazzi che alla mia descrizione gli avevano indicato la casa giusta: i miei vicini di casa.
Emilio gestisce il bar di famiglia. Non un baretto qualsiasi, ma un bel locale sul lungomare. Il turno serale è sempre il suo ed è così che comincia la nostra strana amicizia. Ci vediamo solo di notte, a casa mia, dopo l’orario di chiusura del bar, quindi intorno a mezzanotte e mezza, a volte all’una. Non tutte le sere, io nei w-e lavoro quindi non ci sono, il mercoledì sera il locale è chiuso ci vediamo in discoteca…in poche parole ci vediamo il martedì e il giovedì, se non può, mi avvisa.
Una sera si presenta con latte caldo e cornetti, un’altra sera con nutella e panini, a carnevale visto che sono rimasta sola e non ho festeggiato si presenta con lasagna e lepre imbottita per festeggiarlo con me. Ha attenzioni continue anche per la mia coinquilina, che secondo lui lo deve sopportare. In realtà lui arriva a casa, ci accomodiamo sul divano e guardiamo la televisione. Avete letto bene: guardiamo la TV. Ma non cose qualsiasi. Guardiamo film, quelli belli, quelli che danno solo all’una di notte. Il martedì viene a vedere Alcatraz. Oppure guardiamo le mie innumerevoli videocassette di film per me cult.
Dice che con me si sente a suo agio. Dice che con me si rilassa, impara qualcosa. Che io non lo tratto da ignorante qual’è ma lo faccio sentire “normale”.
Per me è di compagnia. In quel periodo soffrivo di un’insonnia fastidiosa e stare da sola sul divano mi innervosiva molto. Non potevo uscire tutte le sere, e comunque molti film li dovevo vedere anche per studio. Allora con lui facevo le prove generali di un ipotetico esame, gli raccontavo i film sotto un altro punto di vista, e la notte mi sembrava più breve.
Certo, di solito gli uomini dopo un po’ che ti frequentano, soprattutto se li lasci in giro per casa, si sentono come in diritto di doverti portare a letto. E se ti neghi, sono pronti ad offendersi e ti dicono che li hai illusi.
Con Emilio non correvo pericolo. A volte mi ha abbracciata sul divano come se fosse mio fratello, ed essendo molto più alto di me, io ero sicuramente la sua sorellina minore.
A volte portava uno o più amici con sé, e allora scattava lo spaghetto notturno o il saccheggio al forno vicino casa che sfornava pane e cornetti caldi già alle tre del mattino.
E proprio in una di queste sortite al forno è successo. Il forno era ad un piano terra rialzato con tre gradini. Io corro avanti, salgo i tre gradini, metto la mano sulla maniglia e mi volto. Me lo ritrovo per la prima volta faccia a faccia. E’ il 14 di febbraio, fa un freddo cane e sono sicura di aver sentito quella sorta di scossa elettrica che corre lungo tutto il corpo per esplodere poi in un bacio. Ma lui si limita a sorridere, forse ha letto qualcosa nei miei occhi di cui adesso già mi vergogno, allora mi tuffo dentro per riscaldarmi e togliermi immediatamente dalla faccia l’espressione beota che sicuramente mi si è stampata in faccia.
Una sera mi ha anche portato a casa sua, mi ha fatto conoscere la mamma, che per me ha cucinato tortellini (signora non sono di Bologna), e siamo stati tutta la serata in camera sua ad ascoltare musica (da quando gli avevo detto che ero negata la sua missione era indottrinarmi) con la mamma che ci ha portato la cioccolata calda.
Ma non è certo (solo) questo che mi ha fatto sospettare. A sorpresa dopo una decina di mesi che ci frequentavamo, si presenta a casa con altre cinque persone. Due travestiti, e due senza ombra di dubbio omosessuali, e un suo amico che già conoscevo che però quella sera era particolarmente “gaio”. A parte che al confronto con i due travestiti non reggevo neanche un po’, mi è sembrato che quella serata fosse stata confezionata per non lasciarmi più dubbi. Ricordo che dopo cena si è giocato a streap-poker e posso assicurarvi che nessuno dei presenti era interessato a me o alla mia coinquilina.
Per concludere: non ho mai saputo se Emilio fosse gay o meno. Alla fine non doveva interessarmi. So solo di aver conosciuto un ragazzo dolcissimo, ironico, un po’ infantile ma tenero, su cui ho sempre potuto contare nel periodo in cui vivevo fuori casa. Ma soprattutto so che nelle sue attenzioni non c’era lo scopo di portarmi a letto.
L’unica cosa che non so e che non potrò mai sapere è perché abbia fatto tante cose per me.
La parte pragmatica di me ha sempre bisogno di una motivazione.
Perché la parte stronza di me gli ricorda sempre che le persone non fanno niente per niente.

2 pensieri su “Allora, dove ero rimasta?

  1. Nel tuo racconto sembra che tutto sia finito per quel bacio, che qualcosa si sia incrinato dopo. Ma non fartene una colpa. Se era gay bastava semplicemente che lo dicesse, un sorriso e tutto come prima. Gli amici sono una delle cose più belle che la vita ci dona, perderli una delle peggiori. Spero che tu lo riveda ancora.

  2. complimenti Max hai retto leggendo tutto il pippone? 🙂
    però no, non si è incrinato nulla. ripeto: la serata sembrava confezionata per farmi avere un messaggio. a volte è difficile parlare. dopo abbiamo continuato a vederci come sempre. e lui con me ha continuato ad essere sciocco, romantico e sempre presente. poi me ne sono andata molto lontano, e a parte qualche telefonata non lo sento più da anni.

Sono curiosa di sapere cosa ne pensi