Confessioni di una mente pericolosa

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Ho ascoltato un’amica per più di tre ore.
Mi ha riassunto la storia di un anno. O almeno quella che è la sua versione.
La sua versione di un amore finito.
Di quella storia non rimane più niente, a me il compito di rimettere insieme i pezzi raccontati in ordine sparso, dargli un senso e cercare una motivazione che spieghi il rifiuto di quest’uomo.
Ho ascoltato in silenzio. Sono innamorata da molto tempo e sensazioni così le ho lasciate indietro tanto tempo fa. E poi l’innamoramento di una 15enne, non può essere uguale a quello di una 30enne. A 40 anni innamorarsi può farci sentire giovani come se ne avessimo 20, ma non può essere la stessa cosa. E’ diverso il peso dell’esperienza che ci portiamo dietro. E a 30 anni buttarsi a capofitto senza protezioni dovrebbe essere più difficile, o comunque dovrebbe contemplare una via di fuga di emergenza.
E infatti nonostante il dolore sia sempre lo stesso, nonostante parlarne le creava le stesse fitte allo stomaco, nonostante i discorsi ridondanti e la ricerca spasmodica di un perché, il suo modo di esporre non era caotico. E’ stato composto, pragmatico.
Ho ascoltato in silenzio. Quando è arrivato il mio turno le ho detto che sono cattiva. E lei mi ha riposto che bastava che fossi sincera, come lo sono sempre stata. E le ho ricordato che soprattutto la sincerità è cattiva.
E non sono riuscita a consolarla.
Ho anche dimenticato di ringraziarla per avermelo raccontato solo ora.
Non avrei tollerato un anno di queste confidenze.
Ma essendo entrambi sposati, e il lui della storia con figli, credo che il ruolo della confidente sarebbe stato molto ingrato.
Sono proprio una pessima amica.

4 pensieri su “Confessioni di una mente pericolosa

  1. Ciao,
    purtroppo a volte tocca ai buoni amici il compito ingrato..questo perchè si è “coinvolti” veramente nell’ amicizia…ed io preferisco il vero interesse anche se poi si rischia di prendere delle “botte”..mi punto di vista ovviamente non una “regola”
    un povero sciocco

  2. è difficile. le ho anche detto che per me era incomprensibile quello che è accaduto. e lei mi ha detto che non era necessaro che io comprendessi o condividessi, ma che le stessi accanto. ed è quello che farò. perchè la considero una mia amica.
    mi ha anche detto che fin’ora non mi aveva raccontato nulla perchè aveva paura del mio giudizio.
    e sai cosa le ho risposto? che gli amici non giudicano.
    però di una cosa sono certa: non condivido il suo gesto.

  3. Ciao,
    concordo con la risposta che hai dato ovvero che non è compito degli amici “giudicare”…il compito degli amici è supportare ed anche far presente ulteriori aspetti di una situazione che chi vi è coinvolto personalmente ed emotivamente non riesce magari a cogliere..
    In quanto al “condividere” non sò cosa dirti non avendo elementi sufficienti per esprimere un opinione di qualsiasi tipo..in generale comunque penso che sia sempre molto difficile “entrare” nella “testa” degli altri per arrivare a comprendere il perchè di certi comportamenti.
    un povero sciocco

  4. hai ragione. il non condividere è un falso problema. non sono nella sua testa, non vivo la sua vita. non posso dire a priori: non avrei fatto come lei. rimane il fatto che conoscendo tutti gli attori sono contenta di non aver assistito alla rappresentazione.

Sono curiosa di sapere cosa ne pensi