Ferragosto a Stromboli

Foto del vulcano Stromboli

Se avete in programma una vacanza a Stromboli, una salita al vulcano è un’esperienza indimenticabile. Per due Ferragosto di seguito ho avuto la possibilità straordinaria di poter osservare il vulcano in attività da molto vicino. Il vulcano Stromboli è attivo, un tipo di attività definita per l’appunto stromboliana, e lancia scorie incandescenti, come fuochi pirotecnici, in media ogni 10-15 minuti circa.
Si parte dal centro del paese e si sale lungo il pendio fino a raggiungere quota 400 metri sul livello del mare. Si sosta al punto di osservazione dei crateri ad una distanza di circa 350/400 dalle bocche di fuoco, da dove si potranno ammirare le splendide esplosioni dello Stromboli, e poi si rientra in paese attraverso la mulattiera di Punta Labronzo.
L’escursione per i bambini è consentita a partire dai 6 anni, a condizione che siano abituati a camminare.
La scalata è da considerarsi di bassa difficoltà: basta essere in buono stato di salute, essere abituati a camminare, e soprattutto avere la determinazione di arrivare in cima.

La mia salita sullo Stromboli

Appuntamento alle 17.00 alla chiesa di San Vincenzo, attrezzati e riposati, per la passeggiata sullo Stromboli.
Il gruppo conta 20 persone, e i più chiacchieroni e rumorosi vengono zittiti dal primo tratto di strada fino alla prima sosta che ci porta a quota 200 metri.
Camminiamo in fila indiana in un percorso di strada sterrata, mettendo i piedi in gradini scavati nella terra, rinforzati con assi di legno, e distrutti dallo scorrere del tempo, e molto probabilmente dalle centinaia di piedi passati di lì.
Nella radura dove ci fermiamo la guida ci racconta qualcosa del vulcano, della sua vegetazione, e via verso la seconda tappa.
Il percorso diventa più impegnativo, soprattutto nei tratti di sabbia, dove le scarpe affondano e piazzare un piede dopo l’altro diventa uno sforzo non da poco, e l’aiuto del bastone diventa indispensabile.

La seconda sosta

La seconda sosta dura il tempo di mangiare un panino, cambiare la maglietta sudata e sentirsi raccontare dell’ultima esplosione dello Stromboli, guardando, non senza agitazione, le scie nere dell’incendio proprio dove siamo seduti a riposare.
Inizia l’ultimo tratto: una pietraia che ci fa assomigliare ad una colonia di formiche che si arrampica sul versante risparmiato dalla lava.
Metto un piede dopo l’altro senza ascoltare la fatica. Mi godo il paesaggio: adesso guardando avanti posso vedere anche l’Etna, che in questi giorni è particolarmente attivo e si riconosce dal pennacchio di fumo che gli fa da cappello. Se guardo sotto di me vedo una parete rocciosa e mi domando come abbia fatto ad arrivare già fin qui. Alzo gli occhi e immagino il sentiero attraverso le figure (piccole) di quelli che mi precedono, che per uno strano scherzo ottico, sembrano essere sospesi nel cielo, come tanti palloncini.
Arrivati in cima il caldo dell’isola lascia il posto al freddo del cielo. Posso fare una giravolta su me stessa e vedere solo il mare. Seduti sotto una tettoia di cemento, come calciatori in panchina, o come spettatori in un cinema esclusivo dove esiste solo la prima fila, abbiamo di fronte lo spettacolo di una bocca di fuoco del vulcano che erutta a momenti alterni con lo stile classico stromboliano, cioè come un fuoco pirotecnico.
Ma questo è solo l’inizio. Ormai è buio, accendiamo le torce, un ultimo sforzo a pendenza estrema, in rigorosa fila indiana, ed eccomi faccia a faccia con Iddu, il vulcano. A torce spente siamo illuminati solo dal fuoco. Si sentono il rumore delle esplosioni e il vento, e le espressioni di stupore ad ogni manifestazione delle bocche di fuoco. Eccomi sul cratere.

Arriva il momento di tornare in paese

Non so che ore sono, ma la guida ci avvisa che è ora di scendere.
La discesa è in pendenza, polverosa, e il caschetto che mi scivola sugli occhi in coppia con la mascherina che ci hanno dotato per non respirare troppa polvere mentre galoppiamo giù dal vulcano, non fanno che peggiorare le cose. La torcia che ho sul caschetto illumina a stento i piedi di chi è davanti a me. Respiro a fatica e il bastone, tanto utile in salita, ora vorrei allegramente abbandonarlo.
Una esplosione più forte fa incendiare la vegetazione sopra le nostre teste. La guida ci esorta ad aumentare il passo, e insieme alla polvere inalo anche puzza di bruciato. Arriviamo in piazza che è quasi mezzanotte. In camera scoprirò che tutto quello che non era coperto è nero di fuliggine e polvere di lapillo.

I fighetti del Ferragosto sono pronti, eleganti e profumati, per una nottata al Tartana Club. Io sono pronta per una doccia e per godermi l’adrenalina che solo una avventura come questa può regalare.

Il giorno di ferragosto che ricorderò per sempre con orgoglio e stupore.

[nota: sono salita sullo Stromboli due Ferragosto di fila, nel 2011 e nel 2012. E conto di poterlo rifare ancora]

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14 commenti su “Ferragosto a Stromboli

  1. Ma che bella esperienza hai fatto mi piacerebbe molto poterci portare mio figlio di 8 anni che è tanto curioso della natura, che dici gli potrebbe piacere?

  2. Adoro leggerti perché sai trasmettere le tue emozioni e i pensieri del momento. Hai la grande capacità, secondo me, di vivere i momenti in modo molto presente e completo. Risultato ne è che quando li scrivi non riceviamo rielaborazioni successive alle emozioni vissute, o per lo meno non solo. Ci arrivano, infatti, anche le emozioni del momento. Una dote che io valorizzo moltissimo! Bellissimo reportage! Mi hai fatta emozionare tanto. Adesso mi resta solo una gran voglia di arrampicarmi sullo Stromboli non appena possibile!

  3. Un luogo che mi ha sempre incuriosito e, che per vari motivi, ho sempre rimandato. Il tuo articolo ha fatto scattare in me una molla. Lo appunto tra le cose da fare quanto prima.

  4. Un’esperienza davvero indimenticabile, non solo per la vittoria di essere arrivata in cima ma anche data dalla sensazione di essere sospesa tra cielo e terra, con il mare sempre in vista. Complimenti!

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