Mara. Una donna del Novecento

Ho scelto di leggere questo libro dopo aver ascoltato una intervista dell’autrice in un programma televisivo. Ritanna Armeni è giornalista e scrittrice. Ma non è di lei che voglio parlare. Ma del suo libro: Mara. Una donna del Novecento.

Mara è nata nel 1920 e ha 13 anni quando comincia la storia. Il personaggio che si delinea attraverso le pagine del libro è affascinante. Vive vicino a largo di Torre Argentina, a Roma. Il papà è un artigiano, la mamma casalinga. Ha un’amica del cuore, Nadia, fascista convinta, che la porta a sentire il Duce a piazza Venezia. Le piace leggere e da grande vorrebbe fare la scrittrice o la giornalista. Tanti sogni e tante speranze la attraversano: studiare letteratura latina, diventare bella e indipendente come l’elegante zia Luisa, coi suoi cappellini e il passo deciso e veloce. Il futuro le sembra a portata di mano, sicuro sotto il ritratto del Duce che campeggia nel suo salotto tra le due poltrone. Questo è quello che pensa Mara, e come lei molti altri italiani che accorrono sotto il Suo balcone in piazza Venezia. Fino a che il dubbio comincia a lavorare, a disegnare piccole crepe, ad aprire ferite.

La narrazione non giustifica il fervore fascista. Lo racconta, e nel raccontarlo ne mette in evidenza luci e ombre, in bilico fra necessità e contingenza, esigenza e fatalità. Il fascismo visto con gli occhi di chi ne ha subito il fascino, e lo ha vissuto sulla sua pelle.
Ma non è stata tanto la storia a coinvolgermi, quanto le note storiche fra un capitolo e l’altro.

Cosa ho imparato leggendo il libro

Nel 1912 lo stato liberale, figlio del Risorgimento, concede il voto solo agli uomini. Nel 1918 agli uomini che hanno compiuto 21 anni.
Solo nel 1919 alle donne è concessa la capacità giuridica e l’ammissione ai pubblici uffici. Cosa che fino ad allora una donna poteva fare solo se accompagnata da un uomo.

Poi arriva il fascismo. La donna incomincia a prendere corpo come cittadina, ma di serie B. Le donne continuano ad essere considerate inferiori agli uomini, ma sono indispensabili alla patria. Hanno pochi diritti, poca libertà, sono escluse dal processo di emancipazione, ma se obbediscono ciecamente, se accettano completamente il ruolo che le viene imposto, imparano a non disobbedire, la società degli uomini, e la politica, ne tiene conto.

Nel 1925 la Camera discute la legge sul suffraggio femminile. Limitato certo: per censo e grado di istruzione. L’illusione dura poco. Le donne dovranno aspettare il 1946 per ottenere il diritto di voto.

Nel 1928 chiude l’esperimento del liceo femminile. Non era un luogo pensato per le donne, attenzione. La creazione del liceo femminile avrebbe evitato “l’affollamento delle donne negli altri licei che avrebbe diminuito il fatto di essere le palestre severe per i futuri capi”. Parola di Giovanni Gentile filosofo, pedagogista, politico e accademico italiano.

In un curioso e divertente saggio del 1929 Umberto Notari, intellettuale, giornalista, scrittore, editore, militante del movimento futurista e firmatario del Manifesto della razza, parla della nascita della donna tipo tre colei che si è lasciata alle spalle la tradizionale tipo uno, dedita solo alla famiglia, e la tipo due, usata soltanto per i piaceri della carne. È la donna economicamente indipendente, che sente di avere il mondo in mano. Un figura affascinante, volubile, straordinariamente attuale. Gli uomini cominciano ad avere paura delle donne.

Nel 1938 viene fissato un limite del 10 per cento del lavoro femminile negli uffici pubblici e privati. A parità di mansione, la retribuzione delle donne impiegate in manifattura, è la metà del salario degli uomini. Le donne non possono insegnare nelle scuole superiori. I capifamiglia sono privilegiati in termini di assunzione e carriera. Ma la generazione delle donne lavoratrici degli anni Trenta anche se cosciente di sé, non si rende conto di occupare il gradino più basso all’interno del mondo lavorativo.

Come si mescola la storia con la vicenda di Mara

È vero, le leggi fasciste sono state tutte contro la libertà femminile. Si era disposto che i salari delle donne fossero un terzo di quelli degli uomini. C’erano difficoltà enormi per l’accesso all’insegnamento. Non si voleva che insegnassero materie umanistiche perché non avevano uno spirito abbastanza elevato per comprenderle e trasmetterle. Mussolini voleva che le donne facessero molti figli. Il fascismo aveva per loro maggiorato le tasse all’università e le aveva relegate ai livelli più bassi del lavoro. Eppure, nel ventennio, la natalità si è ridotta e di molto. Le donne hanno lavorato e, paradossalmente, il fatto che costassero meno ha indotto gli industriali ad assumerle. Le iscrizioni all’università sono aumentate.

Insomma, una storia complessa, molto più complessa di quella che si racconta nei manuali e anche nei libri dei grandi storici del fascismo, che hanno quasi ignorato la figura femminile.

Ho imparato che la storia non è una sequenza di date e dati, ma un flusso di cause ed effetto.

E noi donne abbiamo ancora tanta strada da fare.

Ho un lavoro vero di cui non parlo mai, preferendo definirmi blogger e web writer
Articolo creato 995

10 commenti su “Mara. Una donna del Novecento

  1. Da femminista quale sono, mi affascinano molto le storie di donne e, in generale, la diseguaglianza che ancora c’è tra uomo e donna. È importante parlare di questi argomenti, perché dagli anni del fascismo, purtroppo, non è cambiato molto o almeno non così come dovrebbe essere.

  2. Questo libro sembra molto interessante a giorni mia mamma fa il compleanno stavo pensando che fosse un bellissimo regalo

  3. Mi sembra un libro interessante che si fa leggere con piacere e forse ci fa capire molte più cose di quello che crediamo di sapere

  4. Da sempre amo la storia perchè essa non si racconta solo nelle poche righe che a scuole si imparano a memoria per essere interrogati, ma è molto di più e questo libro lo dimostra. Credo lo leggerò anche perchè ambientato nel mio periodo storico preferito.

  5. La storia delle donne è molto complessa, è assolutamente necessario che se ne parli. Lo dico da mamma di una ragazzina che si affaccia al mondo e comincia ad intuire che l’uguaglianza fra i sessi è spesso solo una copertina che copre tante verità taciute.

Sono curiosa di sapere cosa ne pensi

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