Una serie di sfortunati eventi

Non vado al lavoro con i mezzi pubblici. Ho lo smart working tre giorni a settimana. Nei due giorni di presenza in ufficio ho una stanza tutta per me. Non ho un lavoro a contatto con il pubblico. Non frequento la movida. Quando accompagno Lolò in palestra ne approfitto per andare a correre e non rimango in attesa al bar del palazzetto dello sport come ho sempre fatto [n.d.r. appunto scritto prima della nuova chiusura delle palestre].
Uso sempre la mascherina. Ammetto di disinfettarmi le mani meno di una volta, meno di quando questa pandefollia della pandemia è iniziata, ma ancora le disinfetto.
Per questo la notifica dell’app IMMUNI mi ha trovata impreparata.

notifica app immuni
La notifica di IMMUNI è arrivata un giovedì sera.

Mi segnalava un contatto con un positivo al Covid avvenuto 11 giorni prima. Di Domenica.
Evviva l’amore e tutte le sue sfumature. Quella domenica il mio compagno era al lavoro e, come facciamo sempre, ci siamo scritti decine e decine di Whatsapp.
Sapevo dove ero stata e dove avevo incontrato il portatore di virus: io e Lolò eravamo stati alla Coop.
Come era potuto succedere? Il medico venerdì mattina mi ha rassicurata: può capitare, non preoccuparti, se non hai sintomi dopo 11 giorni sei a posto.
L’articolo di Riccardo Luna pubblicato su Repubblica 5 ottobre 2020, in concomitanza con decine di altri post e articoli che promuovevano l’app IMMUNI, mi sono apparsi all’improvviso degli spot vuoti e senza ancoraggio alla realtà.

Se fosse stato tutto a posto ne avrei avuto la certezza il giorno dopo

Intanto avevo aderito alla campagna di screening volontario e gratuito promossa dalla Regione Emilia Romagna rivolto agli studenti e ai genitori degli studenti.

Ore 9.30 di sabato mattina ci presentiamo in farmacia per il test. Iniziamo da Lolò. Che appena viene punto lancia un urlo che pietrifica la farmacista. Mentre cerchiamo di convincere Lolò ad aprire la manina, lui tenta la fuga, gocciolando sangue sul pavimento. Invito la farmacista a raccogliere il sangue dal pavimento, ovviamente mi ignora, e passa a pungere il dito del papà. La piccola aquila urlante sembra inconsolabile. Di sabato mattina la farmacia è insolitamente piena e c’è mancato poco che intervenisse qualche assistente sociale.
Mentre la farmacista esegue il test sul papà, Lolò apre la mano. E ricomincia ad urlare.
Abbandonata l’idea di eseguire il test sul piccolo di casa, tocca a me.
La farmacista si allontana per compilare i documenti, guardo con apprensione le lineétte del test che si vanno a colorare.
Lo capisco subito. Lo conferma la farmacista che mi invita ad attendere fuori: IGM positivi.
Da quel momento siamo in isolamento domiciliare.

Due indizi fanno una prova: nel giro di un’ora mi arriva la convocazione per il tampone.

Lunedì 26 ottobre ho fatto un giro al drive-in Covid di Fiorano Modenese. Tra l’ansia e la notte quasi senza dormire, non mi rendo conto che domenica eravamo passati all’ora solare e mi presento con un anticipo colossale rispetto all’appuntamento. Ma sono in buona compagnia: sono la macchina numero 10.
Nel frattempo:
Lolò a casa da scuola;
Il papà a casa da lavoro;
Io, che avrei potuto lavorare in smart working come ho sempre fatto, in piena crisi.
Fra paura e ansia di aver infettato la mia famiglia.
Fra senso di colpa e tormento alla ricerca della fonte del contagio.
Fra noia e frustrazione di essere chiusa in casa, senza sintomi.

Ma poi i sintomi sono arrivati

Raffreddore, mal di testa, mal di gola. Ma saranno poi questi i sintomi del Covid? Intanto scorrevo verso il basso la schermata di Google Mail del mio telefono in attesa della pubblicazione dell’esito del tampone sul mio Fascicolo Sanitario Elettronico.
Nelle videochiamate leggevo negli occhi di mio padre la preoccupazione.
Le mie amiche erano tutte pronte a consegnare viveri e tenermi su di morale.
Mentre io pianificavo i vari scenari che finivano per assomigliarsi un po’ tutti, con la costante di me ricoverata. O peggio.

L’esito del tampone è arrivato dopo 10 giorni

Fortunatamente l’esito tanto atteso è arrivato con una buona notizia: sono Negativa. Per una serie di sfortunate coincidenze tutti i segnali di un possibile contagio si sono concentrati facendomi passare 12 giorni da incubo.

Ora deve solo passarmi l’influenza.

Ho un lavoro vero di cui non parlo mai, preferendo definirmi blogger e web writer
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2 commenti su “Una serie di sfortunati eventi

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