La disputa felice. Dissentire senza litigare sui social network, sui media e in pubblico

Per capire o conoscere una cosa devi saperla spiegare anzitutto a chi non è d’accordo. [Bruno Mastroianni]

Quello che mi ha spinta a leggere questo libro è stata la consapevolezza della mia incapacità a rispondere a tono, o comunque in maniera adeguata, quando qualcuno dissente dalle mie opinioni. O le attacca deliberatamente.
La disputa felice lo consiglio a tutti quelli che, come me, fanno fatica a rispondere a commenti offensivi e/o negativi ai post che vengono pubblicati sui social media (in particolare su Facebook). O ancora, a tutti quelli che di fronte a commenti lasciati fuori luogo o a commenti che divergono dalle proprie idee non hanno ancora trovato la modalità giusta per reagire.
Come tutti i manuali non contiene formule o frasi fatte o regole, ma suggerisce, amplia gli orizzonti, e mette sotto la lente di ingrandimento dettagli che spesso, nella foga di parlare o scrivere, perdiamo di vista.

Quante volte di fronte alle discussioni avete preferito lasciar perdere?

Personalmente tantissime volte. Da quando frequento i social ancora di più tendo a non entrare nel merito di questioni che divergono dal mio modo di pensare. Me ne tengo fuori finché non mi trovo a dover rispondere a commenti che compaiono sotto i miei post, oppure a tavola con persone che la pensano diversamente da me. Mai e poi mai mi butto nella mischia se non tirata direttamente in causa. Perché dissentire è un dispendio di energie enorme.
Sentendomi una ignava ad un passo dall’Antinferno dantesco, in compagnia di un personaggio che “fece per viltade il gran rifiuto”, sono corsa ai ripari, stanca di non sapere come affrontare né portare avanti una discussione propositiva, cercando il mio personale tone of voice per difendere le mie idee.

La teoria dello sgabello a 3 gambe

Una delle tecniche suggerite per argomentare senza scendere in polemica è la teoria dello sgabello a 3 gambe . Ovvero cercare di formulare ogni messaggio con il sostegno di tre elementi: storie – immagini; dati – numeri; frasi incisive – giochi di parole.
In una discussione astrarre il concetto restituisce un’immagine più semplice.
Dati e numeri avvalorano le tesi, appoggiandole sui fatti e non su opinioni.
Sforzarsi di sintetizzare il concetto in una frase sola, che suoni un po’ come uno slogan, o giocare con le parole, utilizzando anche un po’ di ironia, è un esercizio che merita tutto il nostro impegno.

Un esempio per ogni punto:

Storia/immagine:
Due giovani pesci nuotano uno vicino all’altro e incontrano un pesce più anziano che, nuotando in direzione opposta, fa loro un cenno di saluto e poi dice “Buongiorno ragazzi. Com’è l’acqua?”. I due giovani pesci continuano a nuotare per un po’, e poi uno dei due guarda l’altro e gli chiede “ma cosa diavolo è l’acqua?”. (David Foster Wallace).

Dati:
Le ricerche di Pagnoncelli ci dicono che, secondo gli italiani, il 20% della popolazione nel nostro paese sarebbe di religione musulmana. Cioè 5-10 volte più della realtà. È la realtà percepita che conta. (Ilvo Diamanti)

Frasi incisive:
Non chiedete cosa può fare il vostro paese per voi, ma cosa potete fare voi per il vostro paese. (John F. Kennedy)

Queste cose si potrebbero scrivere diversamente? Certo. Ma non avrebbero la stessa incisività.

Il concetto di rielaborazione

Rielaborare v. tr. [comp. di ri– e elaborare] (io rielàboro, ecc.). – Elaborare di nuovo, con criterî e fini diversi

Secondo l’autore rientrano in questo concetto: le spiegazioni, le contestualizzazioni, l’espressione di dubbi pertinenti, la diffusione di dati rilevanti, le argomentazioni coerenti, i punti di vista alternativi. […] lo sforzo di rielaborare può dare grandi soddisfazioni: cercare di farsi capire prima di “prendere posizione” fa diventare più umili, ironici, creativi e, spesso, anche più rilassati nel ricordare che, per quanto ci si possa affezionare alle proprie certezze, ci sarà sempre qualcosa da mettere in discussione, per capire meglio il mondo in cui viviamo. 

Riassumendo: di base si deve avere prima di tutto voglia di mettersi in discussione. Voglia di spiegarsi, ma anche di spiegare. Bisogna avere voglia di ascoltare. Bisogna entrare in una discussione non con l’intenzione di imporre il proprio punto di vista, ma con la consapevolezza che si potrebbe uscire arricchiti e soddisfatti.
È questa la felicità della disputa: cimentarsi nel farsi capire da chi non è d’accordo è trovare una via per affinare sempre meglio ciò che pensiamo, crediamo, adottiamo come giudizio sulla realtà delle cose. Riformulare le nostre convinzioni per farci capire dall’altro è il cuore di tutto il ragionamento.

Buona lettura.

Ho un lavoro vero di cui non parlo mai, preferendo definirmi blogger e web writer
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