La solitudine al tempo del Covid-19

La parola crisi, scritta in cinese, è composta di due caratteri. Uno rappresenta il pericolo e l’altro rappresenta l’opportunità.
(John Fitzgerald Kennedy)

La pandemia di Covid-19 sta ridisegnando il concetto ed il significato della parola solitudine. Non più la condizione, lo stato di chi è solo, come situazione passeggera o duratura, o un luogo solitario, disabitato. La nostra è una solitudine fatta di noi chiusi in casa, in compagnia della nostra famiglia, se ne abbiamo una, ma in definitiva potenzialmente sempre connessi.

Attraverso i social media ci scambiamo informazioni e opinioni, organizziamo flash mob, esorcizziamo la paura, e riusciamo ancora a litigare e ad insultarci. C’è anche chi mette in giro notizie false e chi invece di guardare cosa succede inventa storie su come sia potuta accadere una catastrofe simile [leggasi le teorie alla voce dietrologia].

E mentre tutti ci chiediamo quando ri-apriranno le scuole, quando riusciremo ad andare a fare la spesa senza assalti e limitazioni, se riusciremo a fare la gita a pasquetta, se questa estate andremo in vacanza, sembra quasi impossibile riuscire a prendersi una pausa e guardarsi indietro. Ragionare sul passato per cercare di far fruttare questo momento di stop forzato per affrontare meglio il futuro. Ho trovato un sistema di solito utilizzato nelle aziende che può essere applicato alla nostra vita.

Nella metodologia Agile, la retrospettiva è un momento fondamentale per aiutare un team a migliorare il flusso produttivo.

Fermarsi per capire quello che è stato ha la brutta reputazione di rubare il tempo ai progetti e alle attività che stanno per arrivare. Invece aiuta a tenere sotto controllo la situazione e a trarre valore dalle lezioni che si sono imparate. Utile se le situazioni sono state positive, ma soprattutto se sono state negative. Esistono vari strumenti per effettuare questo lavoro, uno di questi è la retrospettive board.

Questo strumento mi è piaciuto molto e ho pensato che potesse essere utilizzato in questo momento di crisi per aiutare una riflessione sul nostro recente passato, per aiutarci ad elaborare questo drastico cambiamento ed aiutarci ad affrontare il futuro che ci aspetta, che sarà, per forza di cose, diverso.

Ma cos’è e come di usa una retrospettive board?

Si prende un foglio di carta, o un cartellone se vi piace di più, e lo dividete in 5 aree. Ogni area è un ambito su cui ragionare:

  • Cose nuove da fare: cosa posso fare, che ora non sto facendo e che prima non facevo, per migliorare la mia vita?
  • Continuare a fare: quali sono le cose che funzionavano bene e che è bene portare avanti?
  • Fare di più: c’è qualcosa che sto facendo e che funziona ma che porterebbe più valore se lo facessi più spesso?
  • Fare meno: c’è qualcosa che facevo ma che non porta molti benefici e su cui potrei ridurre lo sforzo?
  • Smettere di fare: ci sono attività che assorbivano tempo e risorse ma che non producevano valore e che possono essere eliminate?

Il vantaggio di utilizzarlo sulla nostra vita è che possiamo realizzare una retrospettive board applicata al nostro lavoro, alla nostra vita sociale, alle nostre amicizie, al nostro rapporto d’amore.

Per uscire da questo isolamento più consapevoli e forti di prima.

Ho un lavoro vero di cui non parlo mai, preferendo definirmi blogger e web writer
Articolo creato 980

18 commenti su “La solitudine al tempo del Covid-19

  1. Hai scritto un articolo interessante e molto utile in questo periodo per aiutare a porci le giuste domande. Anch’io ho provato a stilare una mia lista di cose, ma purtroppo non sono riuscita a seguire tutto perché la rabbia è tanta e mi sento chiusa dentro una bolla di aria compressa pronta ad esplodere. Sì, guardo serie tv, film, scrivo recensioni, posto cose sui social per lavoro, cerco di fare qualche esercizio fisico per non stare proprio sempre ferma, ma è come se stessi vivendo fuori da me stessa. Non ci sono con la testa perché non vorrei essere a casa, non ci vorrei essere. Per tanti motivi. E questo purtroppo non mi aiuta a seguire tutte le cose che mi sono prefissata.

    1. Erika niente è facile se esce dalle nostre corde. Niente. Credo però che stilare e cercare di seguire una routine ci metta al riparo dall’inerzia. Senza colpevolizzarsi se non si riesce a fare tutto. Basta fare qualcosa. Qualsiasi cosa ci dia, anche solo per mezzora, un po’ di sollievo.

  2. sono sincera. io faccio parte di quelle persone che amano la vita a casa e trovano mille scuse per non uscire nella normalità. questa situazione però sta mettendo a dura prova anche me che ripeto amo la mia casa, perché cmq mi scombussola i ritmi e le necessità.

    1. Sheila come ti capisco. Anche io sono una di quelle che non soffre a stare in casa. Mi piace uscire, vedere gli amici, ma con parsimonia. L’unico modo per non scombussolarmi troppo è stato creare una routine per me e la mia famiglia: sveglia alla stessa ora, pasti alla stessa ora, attività per la mattina e attività per il pomeriggio. Oltre, ovviamente, a lavorare come sempre. Sono sicura che dopo rivaluterò il tempo passato fuori e in compagnia. Approfitto di questo stop forzato per ricaricarmi.

    2. È proprio utile questa strategia psicologica per fare il punto della propria situazione in un preciso momento della vita. Non avendo una forma mentis tecnica e metodica, a volte trascuro questo tipo di ragionamento. Dovrei cercare di farne tesoro perché sembra davvero promettente. Mi segno i focus necessari a riflettere per ripartire più operativi e propositivi di prima 🙂

  3. Hai ragione questo virus ci ha davvero messo in solitudine fra le nostre quattro mura, lontano dai nostri cari e dai nostri amici. Spesso il solo pensarci ci fa star male, ma si cerca di reagire per poterne usicre il prima possibile e ritornare ad essere sociali

  4. non è per niente facile cambiare radicalmente la proprio quotidianità, la malinconia e solitudine ci accompagna

  5. credo che vivendo all’estero da diversi anni un po’ di quella solitudine di cui parli l’ho già vissuta e fatta mia, e mi spaventa un po’ meno…

    1. L’ho scritto già da qualche parte: sono in telelavoro da 7 anni e sono andata via da casa dei miei genitori quando avevo 19 anni. La parola solitudine per me aveva già una sfumatura di significato leggermente diversa. Ora non dico che quasi non me ne accorgo, ma sicuramente non sono in panico.

  6. Il covid 19 è un nemico da combattere e sconfiggere ma è anche un’occasione per fare una pausa e scoprire o riscoprire le nostre passioni. Farò tesoro delle idee alla base della corrente retrospettiva. Penso che possano essere molto utili soprattutto in questo periodo.
    Maria Domenica

  7. Purtroppo è un periodo bruttissimo… speriamo di farcela a superarlo nel migliore dei modi e di non crollare emotivamente.

Sono curiosa di sapere cosa ne pensi

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