Mister Gwyn

Avete mai letto Mister Gwyn? No, non sono una fan di Baricco, e non lo sono diventata dopo questo romanzo. Ma c’è qualcosa in questa storia che mi è entrato dentro. Perché a prescindere da quello che ci raccontano quarte di copertina e recensori incalliti, l’unico che può decretare il successo di una storia è IL lettore. Non il lettore inteso come la statistica di lettura che posiziona un romanzo in cima alla classifica, ma  il lettore che letta una storia ci si è riconosciuto, ci si è immedesimato, e ne parla bene ad amici e parenti. Questo sembra il caso del romanzo “Mister Gwyn”.

Mister Gwyn è uno scrittore. Un giorno decide che scrivere è una attività che non gli da più nessuna soddisfazione. Vuole specializzarsi in ritratti. Ma per iniziare la sua attività non compra tele e pennelli, come ci si aspetterebbe, affitta un capannone industriale dismesso, lo arreda con tappeti, una poltrona, un letto e lo illumina con delle lampadine destinate e spegnersi entro 30 giorni. Questo il tempo che chiede ai suoi modelli per scrivere il loro ritratto. Avete letto bene: 30 giorni in cui spogliarsi, letteralmente, e senza parlare con lui, lasciarsi osservare. 30 giorni per un ritratto pennellato a parole.
La descrizione di come avvengono gli incontri dello scrittore con le persone da ritrarre sono pagine che scorrono veloci, e incantano. Raccontano tante cose, e raccontano soprattutto di solitudine, di difficoltà ad aprirsi agli altri, a farsi toccare.
E una storia in particolare ha catturato la mia attenzione, quella che vede sfiorarsi la vita dello scrittore e quella di una donna che ha difficoltà ad accettarsi, ad accettare il suo corpo, e che attraverso l’esperienza del ritratto, arriverà ad una percezione di se stessa più consapevole.

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Blogger e web writer. Non scrivo storie, scrivo di emozioni che tracciano un racconto. Nessun progetto dietro le quinte del blog. Scrivere non per diventare qualcuno, ma solo per essere una che le cose le scrive invece che dimenticarle.
Articolo creato 1002

2 commenti su “Mister Gwyn

  1. Abels per me è stato il mio primo Baricco, non ne ho letti altri, e non credo ne leggerò. Ma questa storia…ogni volta che penso a quelle persone, che si lasciano osservare e spiegare attraverso le parole dello scrittore, mi vengono i brividi e mi si stringe lo stomaci dall’emozione.

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