Mama

L’ho già scritto, ma lo riscrivo, al cinema, in una sala buia a schermo gigante con il dolby surround preferisco andare a vedere due soli generi: fantascienza ed horror.
Ieri sera è toccato all’horror Mama, tradotto in italiano con un arcaico, quanto ridicolo, Madre.
E come tutte le volte ho pensato che se era fatto bene lo avrei maledetto per avermi regalato incubi, ma se era fatto male lo avrei maledetto per i soldi buttati per comprare il biglietto [ormai ben 8 euro].

I soldi sono stati ben spesi. Una ghost story dove viene reinventato il concetto di casa infestata. Le sorelle Victoria e Lily, vengono rapite dal proprio padre e spariscono senza lasciare traccia. Dopo 5 anni inaspettatamente le bambine vengono ritrovate vive in una baita fatiscente, e il loro zio Lucas, che non ha mai smesso di cercarle, e la fidanzata di lui, Annabel, ne chiedono la custodia e le accolgono nella loro casa. Annabel cerca di far riprendere alle piccole una vita normale, ma allo stesso tempo inizia a percepire una presenza malvagia nella loro casa, in particolare delle strane voci, di sera.

La presenza maligna si presenta dopo pochi minuti dall’inizio del film, e ci rimane per tutto il tempo, regalando qualche salto dalla sedia e scene inquietanti. La madre gioca con qualche archetipo, e ci risulta facile credere che per quanto sia spaventosa questa figura materna è l’unica fonte di sopravvivenza di due bambine abbandonate, e il finale seppur melodrammatico, sancisce una volta per tutte il dogma che di madre ce n’è una sola, e non ha importanza quanto sia cattiva, orribile, e maligna, è pur sempre la mamma, quella a cui devono la vita.
A parte questo, il film non ha nessuna presunzione di profondità, non filosofeggia, usa tutti i trucchetti del buon vecchio cinema di fantasmi: scricchiolii, ombre dietro le finestre, passaggi veloci di cose che non riusciamo subito a mettere a fuoco.
Unica pecca è che l’aspetto del fantasma ha troppa familiarità con quel cinema giapponese che ci ha invaso negli ultimi 10 anni: The Ring e Dark Water in primis.

E poi onestamente vorrei capire chi ha avuto la brillante idea di tradurre il Mama, che andava benissimo anche in italiano, che pronunciano le bambine, con Madre. Sicuramente uno che non conosce Jean Claude.

Blogger e web writer. Non scrivo storie, scrivo di emozioni che tracciano un racconto. Nessun progetto dietro le quinte del blog. Scrivere non per diventare qualcuno, ma solo per essere una che le cose le scrive invece che dimenticarle.
Articolo creato 1002

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