shopping terapeutico

tracce di shopping selvaggio

Le pagine di shopping selvaggio presenti in questo blog sono una terapia nata un po’ per scherzo e un po’ per necessità, creata per evitare che devastassi continuamente il conto corrente, comprando ovunque e continuamente, riempiendo l’armadio di cose che spesso sono finite nel bidone dell’Unione Italiana Ciechi ancora con il cartellino attaccato.

Io e il mio conto corrente abbiamo stretto un patto 5 anni fa: avrei sfruttato il periodo dei saldi per comprare, la piccola iena mi avrebbe accompagnato paziente, e durante il periodo non consentito non avrei comprato nulla. La terapia ha funzionato. Inoltre appuntando cosa ho comprato, quando e quanto ho speso, mi sono resa conto di quanto effettivamente compro e  spendo, e non pronuncio più quelle frasi standard che dicono tutte le donne:

– non compro mai nulla

– non ho niente da mettere

Una parte dell’accordo prevede anche che lo shopping si svolga principalmente negli outlet, luoghi di perdizione, creati ad hoc in mezzo al nulla, che inducono a spendere cifre da capogiro perché una t-shirt che passa da 100 euro a 75 sarà percepita sempre un affare.

Capito il meccanismo, ho comunque considerato l’outlet un buon posto dove poter spendere.
Fisso un budget, e ci faccio stare dentro tutto quello che mi serve, e se avanza qualcosa, anche quello che mi piace di superfluo. Questo nonostante si sentano ormai tante cose negative sugli outlet, come stoffe di qualità più scadente commissionate dalle griffe da destinare a questo circuito, modelli creati ad hoc, non più quindi avanzi della stagione precedente, ma un vero e proprio canale di vendita alternativo.

E io ne ho la prova: in pieno dicembre ho comprato l’anno scorso un paio di guanti da Carpisa, galleria Grandemilia, pagati 19 euro e 90. Ne ho perso uno e bucato l’altro. Ho comprato lo stesso identico paio di guanti a distanza di un  anno, outlet di Mantova e indovinate un po’? Stesso articolo, stesso prezzo.

Rubo una domanda sentita in radio un po’ di tempo fa: ma perché dobbiamo sempre stare attenti noi consumatori? Non potrebbero essere onesti i commercianti?

Photo by Alexandre Godreau on Unsplash

Ho un lavoro vero di cui non parlo mai, preferendo definirmi blogger e web writer
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