Rivelazione

fiabe per bambini

Odio i post che decantano i tempi passati come l’era d’oro della vita. Come se tutto quello che è venuto dopo o non ha valore o, peggio, è da buttare.

Ci si stupisce che i bambini di oggi siano diversi da come eravamo noi. E meno male! penso io.

Finalmente ho trovato un po’ di tempo per guardare e catalogare i mie vecchi 45 giri. Ho trovato delle piccole meraviglie dimenticate: i 45 giri per bambini. Quelli che ascoltavo con il mangiadischi portatile. Alcuni hanno su di un lato una canzone dello Zecchino D’Oro, dall’altro una favoletta. Decido di ascoltare “La piccola fiammiferaia”, favola che ricordo mi regalò un bel magone e qualche pianto. Conoscete la storia?

Ambientazione: una non precisata città, ma del nord, perché fa freddo e nevica
Protagonisti: una bambina, la gente indifferente
Ultimo giorno dell’anno. La piccola fiammiferaia (bambina orfana con sfruttatore alle spalle che la rifornisce di merce) vende i suoi fiammiferi all’angolo della strada (stile accattonaggio e se torna senza soldi botte e niente cibo), ma la gente indaffarata bada poco a lei. Scende il buio, non ha venduto abbastanza, ha freddo, e per riscaldarsi accende un fiammifero. Nella luce del fiammifero vede una stufa, e sente caldo, ma mentre allunga le mani per scaldarsi si spegne il fiammifero e tutto scompare. Allora ne accende un altro e vede una tavola imbandita. Stessa storia di prima. Allora ne accende un altro e nella luce della fiammella vede sua nonna morta. Chiede alla nonna di portarla via da questo brutto mondo e per non farla sparire accende tutta la scatola di fiammiferi rimasti. La nonna l’abbraccia e la porta via con , salendo in cielo. La voce da documentario di Discovery Channel che racconta la favola a questo punto recita così: e il giorno di Capodanno, all’angolo di due palazzi, la gente rinviene il corpicino esanime della piccola fiammiferaia.

Ora: già l’utilizzo della parola esanime in un prodotto di fruizione per bambini mi commuive. L’evasione come momento di arricchimento.

Ma da notare è soprattutto il messaggio. Dovevamo essere contenti di avere una casa, di avere dei genitori e di avere da mangiare.

Cose così non si fanno sentire più alle delicate orecchie dei futuri adulti. Nessun lupo ad aspettare nel buio della foresta, nessuna matrigna cattiva a ghermire la bellezza di una qualche principessa orfana, nessuna principessa addormentata da svegliare. Cappuccetto rosso ha fatto un corso di autodifesa, la principessa si è trasformata nel vero orco, le donne possono anche essere delle super-girl.

La prossima volta che scriverete “noi siamo sopravvissuti agli anni ’70” sappiate che penserò, per l’ennesima volta, di essere davvero una miracolata. Chè davvero la mancanza di consapevolezza, il consumismo sfrenato, i primi prodotti confezionati e a lunga conservazione, e l’incoscienza dei nostri genitori hanno fatto di noi nati negli anni ’70 una specie sopravvissuta.

Invece noto che l’indifferenza verso il più bisognoso è ancora un’abitudine molto radicata.

Mariana Yarritu

Blogger e web writer. What else?
Articolo creato 1006

Un commento su “Rivelazione

  1. Vero, le storie di ora sono molto diverse da quelle che raccontavano a noi. Io però certe volte quando leggo le favole tipo Pollicino (figlie dell’orco sgozzate, banbini abbandonati dai genitori nel bosco), Barbablù (Donne squartate e lasciate appese a grondare sangue).. faccio un po’ di “censura”. Però se censuro troppo la bimba si arrabbia !!! Forse son diventato troppo sensibile ?

Sono curiosa di sapere cosa ne pensi

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