

la stanza di Marlene
semplicemente (ancora unicamente) io
Archive for the 'visioni e rappresentazioni' Category
un bellissimo spreco di tempo [cit.]
Author: Marlene01 26th, 2010
l’ultimo bacio non mi era piaciuto per nulla …e chi se ne frega, commenterà qualcuno. ma mi va di parlarne….fatevene una ragione. in quel film considerato il manifesto dei trentenni non mi ci sono riconosciuta. ho sempre creduto causa età non idonea a capire, troppo giovane per comprendere i drammi del cambio di decennio. rivedendolo qualche anno dopo ho solo rafforzato la mia idea.
un film raccontato da un solo punto di vista, quello maschile del regista/sceneggiatore, non può essere considerato lo specchio di una società, di uno stato diffuso. un film scritto da uomini che parla di uomini, e noi donne da contorno amaro, spesso di peso, o al massimo considerate uno svago, un’evasione. quanti riguardando il personaggio interpretato da Martina Stella non ha pensato: anche lei però, se l’è cercata.
con la pretesa del film generazionale Muccino consolida qualche clichè del maschio italico, che veicola messaggi errati: il tradimento non è la risposta e nemmeno la soluzione; scappare dalla famiglia che si è contribuito a creare non è un gesto coraggioso nè figo, è solo una bassezza; scegliere il proprio futuro senza voler seguire per forza le orme del padre è un diritto, a patto di riuscire a farlo in maniera costruttiva, inseguendo sogni realizzabili, che sognare ad occhi aperti a trentanni suonati ha solo il sapore della sindrome di peter pan.
con queste premesse andrò a vedere anche “Baciami ancora” solo per scoprire se Muccino senior è finalmente cresciuto o vive ancora di ricordi e rimpianti, consapevole che la bella canzone di Lorenzo Jovanotti Cherubini la sentirò solo quando rimarrò seduta, come al solito, nel buio della sala, fra il rumoreggiare della gente che lascia le poltrone, a leggere i titoli di coda.
read comments (5)Il quarto tipo (2010)
Author: Marlene01 24th, 2010
dal primo sperimentale The Blair Witch Project non sono ancora molti i film che mirano a dare l’illusione che quello che ci viene raccontato è realmente accaduto: Rec – la paura in diretta e Rec 2, Diary of the dead, Cloverfild, Paranormal Activity. Quarto tipo è uno di questi, ma forse è uno degli esperimenti meno riusciti.
il film si apre con Milla Jovovich che ci spiega che lei è un’attrice e nel film interpreta la dottoressa Abigail Tyler in una ricostruzione drammatica di fatti avvenuti nei primi giorni dell’ottobre del 2000 nella città di Nome in Alaska. Però, ci viene detto che il regista ha inserito del reale materiale d’archivio, girato dalla stessa Abbey. Ed è proprio la “vera” Abbey a comparire nella prima intervista, con il volto contratto e scavato, per cominciare a raccontare l’accaduto. Poi l’immagine di Milla Jovovich le si sovrappone interpretandone la parte.
Will, il marito di Abbey, è stato misteriosamente ucciso una notte mentre dormiva accanto a lei. Per capire qualcosa della sua morte, Abbey prosegue gli studi di Will e si reca a Nome, i cui abitanti soffrono di persistenti disturbi del sonno. Si svegliano di soprassalto e ricordano d’aver visto uno strano gufo alla finestra. Abbey ipnotizza Tommy, uno di loro, per scoprirne i ricordi inconsci. Quei ricordi sono però così terribili che l’uomo si rifiuta di parlarne. Se ne va a casa e, poco dopo, tiene in ostaggio moglie e figli minacciando di ucciderli. Vuole che Abbey gli sveli il significato di alcune parole in una strana lingua. Quando Abbey non ci riesce, Tommy stermina la famiglia e si suicida. Grazie allo specialista dottor Odusami, Abbey scopre che quelle parole sono in lingua sumera e con l’aiuto del collega dottor Campos cerca di squarciare il velo del mistero. [trama presa qui]
nonostante la buona volontà si salta una volta sola dalla sedia, tutto quello che dovrebbe fare veramente paura sono delle immagini confuse e disturbate, e il film stenta a decollare considerate le ripetute e soporifere sedute di ipnosi a cui la dottoressa sottopone i suoi pazienti. il montaggio con le immagini “vere” mostrate in contemporanea a quelle ricostruite vorrebbero essere un nuovo stile narrativo, ma in realtà causano solo confusione. il non visto non genera nessuna forma di curiosità, ma solo una domanda: dove vuole andare a parare. il doppiaggio della dottoressa Abbey di una lagna senza fine, un film senza spessore, che lancia il sasso ma nasconde la mano senza darci mai, nemmeno fugacemente, l’immagine di un alieno.
spielberg nel 1977 nei suoi incontri ravvicinati del terzo tipo parlava di altre civiltà in maniera positiva, il clima generale di guerra e diffidenza verso l’altro ha prodotto invece dei rapporti di quarto tipo problematici, pericolosi e mortali. a riprova del fatto che i film di fantascienza sono lo specchio del periodo storico in cui vengono prodotti. si ritorna così a film come Matinee, che sotto la scusa della fantascienza raccontava della guerra fredda e della paura dei comunisti. anche se non credo che Il quarto tipo supererà la prova del tempo.
Avatar, ovvero come perdersi il film evento dell’anno
Author: Marlene01 17th, 2010
la prima indiscrezione su Avatar la piccola iena me l’ha inviata via mail circa due anni fa. a cui aggiungo gli ultimi sei mesi di martellamento mediatico sul film evento dell’anno.
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il film che tutto il mondo ha già visto, tranne noi e la parte italiana della Svizzera (pare per non fare concorrnza sotto Natale al cinepanettone di De Sica e alla favoletta di Pieraccioni) è oggettivamente una visione imperdibile, se non per la storia, per ammirare le frontiere dei film di animazione.
mi preparo prenotando il film venerdì sera (15 gennaio) perchè il sito dell’Emiro di Rubiera dove ho deciso di andare a vedere il film mette a disposizione le prenotazioni solo nel momento in cui i film sono in programmazione. vivo il week-end in funzione di questa domenica pomeriggio, quando alle 18 stravaccata sulla poltrona extra large della sala con gli occhialoni in 3D mi godrò il film evento dell’anno: Avatar.
programma che non aveva fatto i conti con l’imprevedibile destino. arrivare in cassa alle 17 (dopo aver cercato parcheggio per circa 20 minuti) e sentirmi chiedere oltre al numero di posti prenotato, la sala, l’orario e il film, anche l’USERID con cui mi sono registrata. rispondo che non ce l’ho, che non me l’hanno mai chiesta, che ho prenotato, ho diritto a quel posto. ma la cassiera non sente ragioni, elogia quella dietro di me che ha stampato la prenotazione invece di ricopiarla su un foglietto di carta come me e mi ignora.
non cerca una soluzione, non mi viene incontro, e soprattutto: non mi vende altri biglietti, non mi vende i miei prenotati… -se non li ritiro io quei posti risulteranno vuoti – cerco di ragionare. ma la cassiera è inflessibile.e alle 18 sono alla mia videoteca preferita a ritirare “L’ anticristo” di Lars Von Triers.
giuro che il prossimo film che andrò a vedere sarà al Victoria a Modena, tanto adesso posso scegliermi i posti che voglio on-line anche con loro.
Paranormal activity (2007)
Author: Marlene01 5th, 2010
troppo curiosa per non vederlo, e soprattutto perché il trailer passa continuamente in tv, paranormal activity è un film girato nel 2007, incentrato sulle (dis)avventure di una coppia di giovani sposi, Katie e Micah, alle prese con una nuova casa popolata da presenze paranormali.
per cercare di capire cosa succede, soprattutto di notte mentre dormono, Micah decide di riprendere la loro quotidianità con una videocamera. sono quindi immagini amatoriali, riprese a spalla, da documentario quelle che si vedono scorrere sullo schermo mentre l’orrore sale di giorno in giorno.
è stato paragonato a “the blair witch project”. identica la modalità di realizzazione: una videocamera, un occhio di vetro, che riprende ogni istante di terrore impassibile e senza emozione, con i protagonisti che interpretano se stessi e la storia spacciata per vera, con tanto di tributo/omaggio finale ai malcapitati.
diverso l’orrore raccontato: porte che sbattono, luci che si accendono e spengono da sole, rumori inspiegabili quanto inquietanti, un po’ come lo sbattere delle catene nei primi film horror ambientati in castelli disabitati. ma qui quello che fa veramente rabbrividire è che l’orrore non è esterno, non proviene da una entità che può essere scacciata, non appartiene alla casa, lasciare la casa non migliorerà le cose. è la storia di una possessione e nessuno esorcista fermerà la presa di potere del demone, fino alla sua materializzazione e all’epilogo cruento.
l’orrore non è sbandierato, è un disagio sottile che sale di giorno in giorno, di notte in notte mentre vediamo i protagonisti mettersi nel loro letto e dormire sonni agitati. o li vediamo dormire mentre intorno a loro avvengono fenomeni inquietanti. volendo il film è semplice, spaventa con poco, ma spaventa proprio perché nella sua semplicità nasconde la consapevolezza che anche dentro casa nostra, fra le lenzuola del nostro letto, non possiamo considerarci al sicuro.
ci sono due tipi di film horror che mi spaventano e generano incubi: quelli con gli zombie e quelli ambientati in appartamenti “normali”, cioè facilmente paragonabili alla mia quotidianità.
e ancora continuo a chiedermi perchè mi ostino a guardarli se poi di notte sola in casa spesso mi terrorizzo da sola pensando a cose a cui non dovrei: “nightmares are guaranteed”.
Inglorious Basterds
Author: Marlene10 4th, 2009

Si torna al Tarantino “classico”, quello delle Iene e di Pulp Fiction: dialoghi serrati e scene di violenza forti ma necessarie. Il tema invece è quello della vendetta, tema che ha avuto grosso spazio in Kill Bill, tanto da farne due capitoli.
Ed è in capitoli che si divide la storia dei “Bastardi senza gloria”: nel primo vediamo un SS in cerca di ebrei nascosti nella campagna francese, e qui facciamo la conoscenza di Shosanna, un’ebrea scampata all’eccidio della sua famiglia. Nel secondo capitolo conosciamo la squadra dei Bastardi, che uccide nazisti in territorio francese. E di capitolo in capitolo prende forma, fra incontri casuali e operazioni di spie, la trama che ci porta al finale in cui la vendetta sarà compiuta e si arriva ad uccidere addirittura Adolf Hitler in persona.
Sfoggia la sua conoscenza del cinema mischiando i generi, mescolando le suggestioni, strizzando l’occhio soprattutto al cinema italiano degli anni ‘70.
Si riconosce la lezione di John Ford nelle scene iniziali ambientate nella campagna francese, si sente la presenza di Sergio Leone, dalla scelta delle musiche e dal loro utilizzo a sottolineare determinate scene, all’utilizzo della macchina da presa con i primi piani alternati, alla caratterizzazione dei personaggi: anti-eroi a tutto tondo, con caratteri definiti e dotati di grande ironia. In altre prevale la commedia all’italiana, tanto da aspettarmi che prima o poi sarebbe sbucato fuori anche Bud Spencer.
Alla fine si esce dalla proiezione senza accorgersi che sono passate ben due ore e mezza. E io vorrei rivederlo ancora. Stavolta però in versione originale, per apprezzare i cambi di lingua, determinanti per apprezzare in pieno alcune situazioni che si creano all’interno della narrazione. Provvederò.












