Cose che accadono

Che estate sarebbe senza social

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che estate sarebbe senza social

Che estate sarebbe senza social?
Me lo sono chiesta prima di spegnere il pc e andare a preparare la valigia.
Sarà che sono riuscita ad andare in vacanza quasi a metà Agosto, quando ormai l’estate [e le vacanze] impazzavano e rimbalzavano fra Facebook e Instagram, in un tripudio di piedi in ammollo e collane di conchiglie. [guardare per credere Fashion tormentone]; sarà che ostentare [dal lat. ostentare, intens. di ostendĕre «mostrare» (dal part. pass. ostentus) – Mettere intenzionalmente in mostra cose materiali, oppure qualità e sentimenti (anche non reali e non provati), allo scopo di suscitare l’attenzione, l’ammirazione, e spesso l’invidia, degli altri] non è un verbo che si coniuga con facilità al mio stile di vita, sono partita spegnendo il riflettore sulla mia vacanza.

In fondo? A chi poteva interessare?

Ho passato i mesi caldi a lavorare, in vacanza su Instagram, e guardando le foto delle vacanze “degli altri”: posti meravigliosi, luoghi da raccontare e da far vedere, corpi da favola, costumi da far girare la testa, abiti impeccabili a qualsiasi ora. Un fiume di emozioni e tanto entusiasmo nel raccontarli.

E la mia vacanza?

Cosa avrei mai potuto raccontare? Destinazione villaggio turistico nel posto più ordinario che la vostra fantasia vi propone, un po’ come andare in vacanza nella sala d’aspetto dell’Inps. Comprese le lamentele. La mia vicina di ombrellone ogni mattina mi ricordava quanti giorni mancavano alla fine della sua vacanza. Il count down per liberarsi del mare, della sabbia, del costume e tornare alla sua splendida routine da milanese impegnata e indaffarata.
Dove la cosa più straordinaria da fare era pagare due euro per 20 minuti di idromassaggio nella tinozza rialzata al centro della piscina, per sentirsi davvero protagonisti.
Portare lo smartphone ovunque per proporre foto di piatti, foto di panorami, foto di piedi, foto di cieli, foto di piscina, ho concluso che avrebbe solo reso la mia vacanza un incubo. Invece di staccare e riposare sarei stata tutto il tempo a scattare, editare, cercare una didascalia, pubblicare sui vari social, controllare quanti like, controllare quanti cuoricini, rispondere ai messaggi.
Ho vissuto la vacanza senza nessun intermediario. Guardandola attraverso i miei occhi e non attraverso l’approvazione degli altri.
Le foto le ho fatte per me.

È una cosa su cui medito da tempo. Nell’estate del 2012 scrissi i post Esperimento e Fuori dall’Acquario che nel 2017 sono diventati Il mio social preferito dell’estate 2017 è stata la spiaggia. Oggi fa trendy chiamarlo detox digitale, per me significa staccare davvero la spina e riappropriarmi della libertà di non far sapere per forza tutti i cazzi miei.

Christopher Johnson McCandless, l’incarnazione del mito dello spirito d’indipendenza e dell’inseguimento della libertà a tutti i costi, nel suo diario scrisse:

La felicità è reale solo se condivisa.

La mia felicità ho deciso di condividerla con chi davvero mi interessa. E forse è davvero interessato a me.

37 pensieri su “Che estate sarebbe senza social

  1. Bello questo post, e molto sincero… ti capisco, anche per me l’estate è stata un mix di serenità e frustrazione dovuta al fatto che l’ho passata quasi tutta a lavorare… non ho fatto viaggi epici né vacanze in resort esotici, ma sono stata bene con gli amici e in allegria, e questo basta! 🙂

    1. Margherita una volta ho letto che la parola “accontentarsi” non ha quel significato negativo che tendiamo a dargli. Anzi: significa proprio “rendersi contenti”. Bisogna gioire delle piccole gioie. Alla lunga sono quelle che ripagano.

  2. è vero bisognerebbe in parte disintossicarsi dai social ma sono oramai uno strumento troppo potente per potersi pubblicizzare e quindi si utilizzano costantemente.
    però hai fatto bene, ti sei goduta la tua vacanza rilassandoti e pensando solo a te.

  3. Condivido! Mi piace moltissimo la tua ultima frase “La mia felicità ho deciso di condividerla con chi davvero mi interessa. E forse è davvero interessato a me.”. Io quest’esate sono stata in vacanza in un luogo dove il telefono prendeva poco e male, qundi le foto dei funghi, delle montagne, dei sentieri sono state scattate per me e per la mia famiglia. Poi qualcosa è finito anche su Instagram, ma davvero pochi, pochissimi scatti

    1. Rita qualcosa ho pubblicato anche io, ci mancherebbe. Alla fine è bello potersi sentire protagonisti. Però l’ho fatto con la consapevolezza che le emozioni più belle sono quelle che mi porto dentro. Ma che se sono distratta dal rumore di sottofondo dei social difficilmente riesco a sentire.

  4. Quando decido di sentirmi in vacanza e mi disconnetto dal mondo virtuale, la sensazione che nasce è di lieve smarrimento iniziale. Subentra poi la pace interiore e il sapore delle cose che c’erano “prima”. Apprezzo molto i miei momenti di stacco e il mio lavoro prevede anche la componente social, quindi è inevitabile rituffarmi a capofitto.

    1. Evelina secondo me l’importante è capire quando vale la pena staccare un po’. Un uso consapevole dei social è un passo importante, che bisognerebbe insegnare già alle nuove generazioni.

    1. Deborah c’è troppo narcisismo in giro. Anche io uso la reflex e poco lo smartphone per le foto. Così diminuisco ancora di più la tentazione di utilizzare i social mentre sono in vacanza.

  5. Bellissimo articolo, soprattutto sincero. Io mi definisco una persona social, nel senso di sociale. Ho ovviamente, come tutti nel 2018, sia facebook sia instagram, ma posto davvero poco. Massimo due foto alla settimana e a volte neanche quelle. Credo che quella del social oggi sia molto una modo. Se non posti, non vieni visualizzato, ergo non esisti. Invece, io vivo il social in maniera diversa. Lo uso innanzitutto per lavoro: quindi posto solo foto inerenti in qualche modo al mio lavoro, alle mie passioni, come sorta di cv fotografico. Ma tornando a noi…Mi disconnetto spesso dal mondo virtuale (infatti vivo costantemente in modalità aerea) durante le vacanze e quando mi diverto. Quando ci si diverte si vive l’emozione, non si è sui social. è quando ti annoi che allora incominci a postare la qualunque. Io la penso così.

    1. Erika utilizzare i social per lavoro credo che presupponga una presa di coscienza di quanto tempo ci si dedichi e che cosa si posta. mettere un limite all’invasione dall’esterno ci permetterebbe di recuperare, in qualche caso, anche un po’ di dignità. ormai si pubblica davvero di tutto e, a mio avviso, troppo.

  6. che dire… ho vissuto senza social per i miei primi 35 anni di vita. Da qualche anno ne sono quasi dipendente, ma se avessi la possibilità di vivere in un altro modo credo che ne farei anche a meno.

  7. Pagherei oro per vivere qualche giorno senza social network e senza cellulari e dispositivi di comunicazione di ogni genere!!! Ma purtroppo con il lavoro che faccio questo è destinato a rimanere un sogno!!!
    Nicoletta

  8. Io non sono così legata ai social, Instagram non lo guardo mai, Facebook giusto uno scroll della home. Se devo essere sincera, trovo che ormai sia diventato tutto così monotono che ha perso il mio interesse. A meno che non trovi qualcuno che sia davvero creativo ed originale non seguo nessuno.

    1. Denise anche questo è vero. Fra i vari tutorial sul “come si fa” e tutti i guru del “come si scrive” manca freschezza e autonomia. Trovare persone davvero creative è una bella sfida.

  9. Tutte le medaglie hanno sempre due lati. Lavorando letteralmente con i social non potrei mai farne a meno, nemmeno in vacanza. L’importante è sempre trovare il giusto equilibrio, secondo me.

    1. Tessy chi lavora con i social ha una percezione diversa di questo mondo virtuale, che assomiglia tanto alla vita reale. Noto sempre più spesso condivisioni di vite private che farebbero meglio a rimanere tali. O bambini abbandonati mentre i genitori si scattano selfie, pubblicano e commentano la qualunque.

  10. Io amo condividere i momenti e le sensazioni che vivo quando sono in vacanza. E chi mi segue ama sapere dove sono e cosa sto visitando. La scorsa estate sono stata fuori rete per due giorni e continuavo a ricevere messaggi preoccupati. E ho praticamente passato due giorni a rispondere agli sms (unica cosa che funzionava). Sono stati due giorni stressanti.
    Ovviamente essere connessi non significa dover per forza far sapere gli affari propri a tutti. Anzi, un uso consapevole dei Social è proprio questo.

    1. Raffaella in questo sono più riservata. Mettere i miei spostamenti, in tempo reale, sui social, oltre ad una sensazione di mancanza di libertà, mi regalerebbe un po’ di ansia. Mai sentito parlare di stalker? A me purtroppo è capitato, e ora ci sto più attenta.

  11. Vero, bisognerebbe tornare un po’ indietro per andare avanti! Personalmente da social media manager dopo aver passato le mie ore lavorative sui social non vedo l’ora di staccare. Quando vado in vacanza faccio foto ma difficilmente posto.

    1. Paolo è questo che credo manchi: il senso della misura. Non staccare mai perché si lavora con i social non è una buona scusa. I messaggi possono essere programmati, a volte procrastinati. La vita invece no. Quella corre via.

  12. Credo che ci si dovrebbe disintossicare dai social periodicamente: ritagliarsi dello spazio per sè, per i propri pensieri, senza l’ansia di dover condividere tutto e sbirciare la vita altrui…

    1. La curiosità per la vita altrui c’è sempre stata. Diciamo che i social non hanno cambiato questa abitudine, ma sicuramente ne hanno dato una immagine sbagliata. Spesso le persone non sono consapevoli che si condivide solo quello che fa piacere, quindi hanno una visione distorta della vita degli altri. Ma anche della propria.

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