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Visual Storytelling: due giorni intensi di formazione e carichi di emozione

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Sono rientrata da qualche giorno dal Visual Storytelling Days e non so nemmeno da che parte cominciare a raccontare quella che per me è stata una esperienza di formazione insolita.
In programma 18 interventi diversi, una due giorni serratissima, che mi ha tenuta incollata alla sedia, e mi ha fatto riempire pagine di appunti.

Una piccola premessa. A Marzo ho partecipato al primo convegno dedicato esclusivamente alla comunicazione social nella Pubblica Amministrazione, organizzato da Maggioli formazione.
Fra i relatori Ernesto Belisario, avvocato amministrativista, esperto di diritto delle tecnologie. Alessandro Lovari, i cui interessi di ricerca sono la comunicazione pubblica e istituzionale, l’impatto dei social media nel cambiamento dei modelli comunicativi tra organizzazioni complesse, mass media e cittadini, le relazioni pubbliche, la comunicazione universitaria e la comunicazione della salute. Marco Bani capo segreteria tecnica dell’Agenzia per l’Italia digitale. Giovanni Arata, che fra le altre cose, dal 2010 cura #SocialPA, progetto di ricerca sull’uso dei social media nella PA locale. Più conosciuto come social media manager di @TurismoER.
Cosa ci facevo io, addetta alla comunicazione di una pubblica amministrazione in un evento di formazione dedicato al Visual Storytelling e al Visual Content Marketing , rivolto a freelance del settore o comunque a persona che lavorano a vario titolo in aziende private?

Imparavo. E ho imparato in una modalità davvero inedita: divertendomi.

Cosa ho imparato in questi due giorni?
  1. Che qualsiasi sia il mezzo utilizzato per fare storytelling, avere ben chiaro l’obiettivo da raggiungere e decidere una strategia a monte, ce li farà utilizzare al meglio ed eviteranno uno spreco di energie e di risorse. Non garantirà la conquista dell’obiettivo, ma sarà un ottimo punto di partenza.
  2. Che ricordiamo il 10% di quello che ascoltiamo, il 20% di quello che leggiamo, il 70% per cento di quello che vediamo.
    Quindi massima attenzione alle immagini che utilizziamo. Ma dedichiamoci a quel 20% che legge e usciamo dalla logica degli aggettivi e delle frasi trite.
  3. Che non tutti i canali social devono per forza essere utilizzati per una campagna che funzioni. Ogni piattaforma social ha il suo linguaggio e le sue regole. Bisogna saper scegliere i canali giusti, su cui attivare una giusta strategia. E con questo ho messo un masso su Snapchat.
  4. Che sui social puoi essere te stesso solo se hai una vita fantastica. E che la narrativa fa un lavoro migliore della verità. Lascio a voi la relazione fra le due affermazioni.
  5. Che per essere unici e farsi riconoscere bisogna essere diversi. Non originali.
  6. Che lo stesso video, pubblicato nello stesso momento, su Facebook verrà visualizzato centinaia di volte in più che su YouTube. Ma su YouTube avrà maggiori possibilità di essere guardato fino alla fine.
  7. Che i video pubblicati su Facebook sono per la maggior parte visualizzati in modalità muta.
  8. Che lo smartphone deve essere posizionato in modalità orizzontale se vogliamo ottenere delle foto migliori.
  9. Che Pinterest non è un social network. Non è nato per mettere in contatto le persone. Ma è una piattaforma da vivere. E personalmente, tutta da scoprire.
  10. Che senza un buon storytelling, proporre qualcosa su un qualsiasi canale social, significa utilizzare la strategia di vendita della Folletto.

Partendo dal presupposto che non devo vendere un prodotto, ma il mio compito è di migliorare la percezione avvertita dagli utenti quando si relazionano con l’azienda per cui lavoro, “sporcarmi” le mani con il visual storytelling marketing ha riempito due pagine di possibili declinazioni. Tutte da far analizzare alla lenta macchina burocratica, ma che spero vedranno la luce.
Se parteciperò anche l’anno prossimo? Non lo so, ma è stato un vero piacere esserci.

Il programma del Visual Storytelling Days lo potete leggere cliccandoci sopra.

2 pensieri su “Visual Storytelling: due giorni intensi di formazione e carichi di emozione

  1. Samanta infatti il piano editoriale, pianificando gli argomenti con largo anticipo, ti aiutano a trovare una direzione e a creare una narrazione coerente. Sul come raccontarle si va un po’ di strategia è molto di sensibilità personale. Comunque seguire dei corsi più che dirti ‘come si fa’ aiuta a capire come tirare fuori il meglio di noi stessi.

Sono curiosa di sapere cosa ne pensi