Cose da mamma

La festa della donna spiegata a mio figlio

8 marzo festa della donna

Da tre anni a questa parte la festa dell’8 marzo non è solo “la festa della donna”. È diventato il giorno in cui insegnare a mio figlio che le donne non vengono da un altro pianeta.
Che le donne non hanno necessità di essere festeggiate un giorno all’anno, ma vanno rispettate ogni giorno dell’anno.
Che un fiore portato l’8 marzo non avrà mai lo stesso gusto di un fiore regalato un giorno qualsiasi. Come quando siamo insieme al parco, e trotterella sorridente verso di me portandomi una margherita.

L’8 marzo sarà la nostra giornata della consapevolezza e della condivisione.

È il giorno che serve a me, per ricordare di non sottovalutarmi.
Serve a me per ricordare che devo dare il quadruplo anche se poi sono considerata un quarto.
Serve a ricordarmi che non sono costretta a sopportare sorrisini e apprezzamenti di sconosciuti incontrati per strada.
Non mi fa dimenticare che ho lavorato in aziende dove il 90% delle impiegate erano donne e il 100% dei capi era un uomo.
La giornata dell’8 marzo non mi serve per avere in omaggio dei fiori. Né per avere la scusa per uscire e fare baracca.
La giornata dell’8 marzo serve a ricordarmi di quanto sia stata fortunata a nascere in un tempo dove il grosso del lavoro lo hanno fatto altre donne.
La giornata dell’8 marzo serve a ricordarmi di non dare quelle conquiste per scontate. Perché basta non avere una giornata per ricordare come questa, e ci si dimentica della fatica fatta per quelle conquiste.
Ci si dimentica di quelle donne, che spesso ci hanno rimesso la vita. O anche la reputazione, che in alcuni posti perdere la reputazione è peggio che morire.

Per me, mamma di un figlio maschio, la festa dell’8 marzo ha un sapore più intenso.

Sono curiosa di sapere cosa ne pensi