Asilo nido: opportunità o necessità?

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Sabato siamo stati all’inaugurazione dell’asilo nido in cui a Settembre, con molta probabilità, bestiolina incomincerà la sua vita fuori casa.
La struttura non l’ho scelta per qualche motivo in particolare, ma semplicemente perché è quella più vicina a casa, tipo che in un minuto a piedi siamo arrivati. Ci siamo andati a piedi anche sabato nonostante la pioggia battente, e questo è sicuramente già un punto a suo favore.

Il nido
Tre sezioni: una per lattanti, due per pulcini. Le due per i bambini più grandi sono classi miste. Una enorme sala comune e per ogni sezione una sala grande per giocare, una stanza nanna e un bagno.
Sono stata accolta da una delle educatrici, una ragazza giovane e molto motivata, che mi ha spiegato tantissime cose e ha risposto ad ogni mia domanda.
Mi ha spiegato che non erano presenti giocattoli, ma solo materiali che manipolati da bambini possono diventare un gioco. Anime dei gomitoli di cotone, tappi delle creme di bellezza, cartoni e fili di lana e tanto altro materiale da riciclo per permettere ai bambini di esprimere la loro fantasia.
Nella stanza nanna erano presenti lettini montessoriani e qualche lettino con le sbarre.
Nel bagno era presente un lavandino lungo e basso [tipo da lavanderia], un fasciatoio enorme, con tanto di scala per chi avesse voluto [e potuto] avventurarsi, e i water più miscroscopici che possiate immaginare.
Forse mancava una nota di colore. Ho sempre immaginato i luoghi deputati allo svago e alla crescita dei bambini dei luoghi vivaci. Qui invece ho trovato tutto tendente al beige, tra parquet e mobili in legno naturale non verniciato…comunque.

La visita
L’ambiente mi ha rassicurata. L’educatrice anche.
Ancora non mangia solo? C’è sempre una educatrice che lo aiuta, ma presto il desiderio di emulare gli altri bambino lo spingerà a fare da solo.
Ancora il pannolino? Se vuole possiamo aiutarvi a fare in modo che lo tolga. Altrimenti qui è dove riponiamo le sue cose e ognuno ha le sue, e vi avvisiamo quando abbiamo bisogno di altro materiale.
Senza sottovalutare che bestiolina ci ha messo circa 20 minuti per abbandonare la mia mano per avventurarsi sereno e fiducioso nella struttura, e circa 40 minuti per dimenticarmi e non rispondere ai miei richiami.
Ma allora perché sono tornata a casa con la bocca dello stomaco in fiamme?

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I dubbi
Me lo sono chiesto per due giorni di fila e ho trovato almeno tre motivi:
1. L’idea che sia qualcun altro a prendersi cura del mio bambino mi infastidisce. Sono riuscita a scriverlo, mi sembra già un passo avanti per lavorarci da qui a settembre.
2. L’idea che qualche bambino possa fargli del male o farlo piangere o fargli dei dispetti mi fa stare male. Lo so. Fa parte del processo di crescita. Spero solo impari a difendersi in fretta. Per ora è un pagnottone buono e senza malizia.
3. L’idea che possa sopravvivere tante ore lontano da me, mi fa stare male. Oppure è semplicemente l’inverso: non so se riuscirò a sopravvivere io sapendolo lontano.
So che nonostante non abbia dei nonni vicini abbiamo già fatto molto a tenerlo a casa anche dopo il mio rientro al lavoro, e a tempo pieno, giostrandolo fra i miei orari flessibili, i turni del papà, e la tata gentilmente offerta dall’INPS.
Non vedo questo nuovo inizio come una liberazione, ma solo come una tappa fondamentale per la sua crescita.

E allora, perché fa così male?

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