Non credevo mi saresti mancata

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È passato un anno e non avevo ancora scritto niente su di te. Un po’ perché il dolore, per me, non riesce a trovare sfogo in maniera plateale. Un po’ perché te ne sei andata così velocemente che ci ho messo un anno a trovare le parole, e nemmeno mi sembrano quelle giuste.
Una cosa è certa: se mi avessero detto che mi saresti mancata avrei risposto che non era possibile.
Ho pianto la tua assenza  per i motivi più improbabili.
Ho pianto mentre stendevo i boxer di tuo figlio, quelli che ti ostinavi a comprargli ancora tu, insieme ai calzini, riflettendo che ora sarebbe stato compito mio accertarmi che ne avesse sempre di nuovi.
Ho pianto lavando dei vassoi di carta che avevano ospitato dei dolci riflettendo che potevo ormai buttarli, perché non ci saresti stata tu a riempirli di pasta fatta a mano messa a seccare.
Ho pianto una domenica pomeriggio perché ho realizzato che non ci sarebbe più stata la tua telefonata, che iniziava sempre con un “we we” e finiva con un “ci sentiamo presto”.
Hai aspettato il nostro bambino, il tuo nipotino, con ansia. Hai potuto stringerlo fra le braccia una volta sola. Mentre lui veniva al mondo, a te il mondo aveva già voltato le spalle con una mossa fulminea e traditrice.
Dicevi sempre che se avessi avuto un bambino ti saresti trasferita a casa nostra e mi avresti aiutata a crescerlo per permettermi di continuare a lavorare e a scrivere. Ogni volta che lo dicevi, rabbrividivo e poi diventava argomento di chiacchiere e di risate con le mie amiche. Mai la suocera in casa, dicevo.
In questo anno mi sono invece mancati i tuoi consigli e la tua esperienza e la tua presenza.
In questo anno mi sono mancate le tue ricette, i tuoi segreti in cucina, le tue confidenze.
È passato solo un anno e già so che mi mancherai ancora per molto, molto tempo.
Non ti ho mai detto che ti volevo bene, anche perché non lo sapevo nemmeno io.

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