in direzione ostinata e contraria

In direzione ostinata e contraria

Pubblicato il Pubblicato in Cose che accadono

“Quando ero piccolo mi innamoravo di tutto”

Cantava Fabrizio de Andrè negli anni in cui più o meno sono nata.
Invece è da quando sono piccola che non riesco ad affezionarmi a nulla. O meglio.
Non riesco che a provare degli stati romantici leggeri e passeggeri. Tutte le operazioni nostalgiche come “quelli che negli anni 80” oppure novanta, a me non fanno venire voglia di tornare indietro. Non penso mai che “si stava meglio quando di stava peggio”. Guardo avanti, vado avanti, e come direbbe sempre De Andrè “sempre in direzione ostinata e contraria“.
In fase adolescenziale nessun poster di celebrità di fama locale, nazionale o internazionale, copriva le pareti della mia stanza.
Non ho mai letto magazine scritti per adolescenti. O meglio: li ho letti quando ero ancora nella fase “infanzia”, quando mia sorella di quattro anni più grande invece non se ne perdeva una sola uscita. Ma quando è stato il mio turno, non ne ho mai comprati, preferendo i libri e la biblioteca.
E anche sui libri sono sempre fuggita dal “best seller”, e quando me ne è capitato fra le mani qualcuno, ho sempre concluso che libri decisamente migliori avevano avuto fama minore per chissà quale arcano destino.
Non sono mai stata simpatica. Ero quella secchiona.
Non sono mai stata bella. Ero quella con gli occhiali.
Non sono mai riuscita a stare in gruppo. Ma ho frequentato per ben 10 anni il gruppo scout.
Non mi stupisco più quando mi accorgo che le persone conosciute smettono di cercarmi.
Anche adesso in questa vita virtuale fatta di blog e social network faccio fatica a fare gruppo. Odio i tweet a pecora fatti con l’hashtag del momento. Non riesco a dire che è tutto bello se qualcosa non mi piace. La maggior parte delle volte evito la critica, evito lo scontro, evito di dire la mia. Clicco e vado avanti, ad altre pagine, ad altre idee. O blocco le persone. Come venerdì. Fra Facebook e Twitter.
Scappare è sempre stata la mia arma migliore. Sto aspettando che la vita mi presenti il conto.

8 pensieri su “In direzione ostinata e contraria

  1. Andrea il tempo e le esperienza mi danno ragione…le persone tendono a scappare via da me. E io non faccio niente per farle rimanere vicine. E questo è quanto.

  2. Andrea sicuramente di base so che chi mi rimane vicino ha avuto la pazienza e la capacità di capirmi. Ma se c’è una cosa che ho sicuramente capito è che sono io la prima a fare una selezione durissima all’ingresso. Fra i pochi selezionati c’è anche qualcuno a cui non piaccio, di conseguenza il numero di persone si restringe sempre più.

  3. Credo sia giusto fare una rigida selezione all’ingresso, per poter fare una distinzione fra “amici” e “conoscenti”. Io ho sempre diffidato moltissimo da chi dice di essere amico di tutti.
    Io ti ho conosciuta dal vivo, e di certo non smetterò di cercarti perché non hai deluso le mie aspettative. Anche se a dire il vero il mio giudizio definitivo verrà espresso dopo aver assaggiato la tua cheesecake ;-)))

    Ps. Anche io fuggivo sempre dal gruppo. Al mare, per esempio, ho sempre odiato le famosissime compagnie. Stavo sotto all’ombrellone a leggere…. Ora sono migliorata parecchio, però.

  4. Si scappa da quello che fa male. Spesso la selezione all’ingresso l’ho fatta per evitare di soffrire. Non ti dico quanto ci sono rimasta male quando ho fatto entrare qualcuno che poi mi ha delusa. Lo so: è normale, succede a tutti, valle a capire le persone…quello che non è normale è come ci rimango male io.

    E direi che la mia cheesecake sarà la scusa per il nostro prossimo incontro 😀

Sono curiosa di sapere cosa ne pensi