Dark Shadow (Tim Burton)

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sembra un’operazione furbetta quella di Tim Burton: fare un film sui vampiri quando i vampiri vanno di moda. ma chi ama e segue Tim Burton da sempre, si aspettava prima o poi un film su una figura così controversa come il vampiro, una delle figure archetipo dell’amore e del male. e alla maniera di Tim Burton.
conosciamo infatti Barnabas Collins come un un mostro incolpevole, che uccide solo per nutrirsi, che chiede scusa alle sue vittime.
normalmente nei film americani il male viene da oltreoceano, da quella Vecchia Europa che gli americani guardano sempre con sospetto, che stimano ma in fondo temono.
Tim Burton ribalta la prospettiva, e il bambino arrivato da Liverpool innocente, viene condannato nel nuovo mondo da Angelique, la donna che lui respinge, a un destino peggiore della morte, trasformandolo in vampiro e seppellendolo in una cassa dove rimane per circa due secoli.
il risveglio del vampiro nel 1972 è esilarante, tutto è strano per lui: dalla luce elettrica all’asfalto, all’emancipazione delle donne. lui non appare strano agli occhi degli abitanti, abituati agli eccessi di quegli anni, ben resi dalla presenza di Alice Cooper.
le scene da brivido ci sono, la storia d’amore anche, le battute sono ironiche e intelligenti. il cast, tutto sopra le righe, ben interpreta lo spirito dark della storia. e il mostro questa volta, a differenza di Edward Mani di forbice, torna a casa e trova una famiglia che gli vuole bene per quello che è. ed è pronto a difenderlo dalla folla dei “normali” che lo vorrebbero omologato e conforme.

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