Cose che accadono

ad occhi chiusi sulla riva del fiume

succede che non abbia voglia di scrivere e poi ricomincio e sembra che non sia successo nulla, e non so spiegare perchè non ho scritto e dove sono stata.

non è mancanza di argomenti. la vita va avanti lo stesso anche se non le faccio lo sgambetto e la costringo a trasformarsi in piccoli segni scuri e ad imbrattare pagine di quaderno. è solo che a volte sale la marea che sa di inutilità.

penso che questo spazio non cambierà mai la mia vita, non la migliorerà, non mi permetterà di vivere senza dover timbrare un badge tutte le mattine.

nè riuscirà mai a colmare il vuoto che porto dentro e che spesso faccio finta di dimenticare.

adesso è finita. la marea si è ritirata. sono ancora qua. a raccontare storie a chi ha voglia di ascoltare.

8 pensieri su “ad occhi chiusi sulla riva del fiume

  1. timbrare un budge sarà difficiletto comunque, credimi.. prova con un badge!
    :-))

    cmq don’t worry: c’è pure chi ha meno voglia di te (moi)

  2. grazie prof! come farei senza di te. anche tu stanco alla sera? a volte mi accorgo di essermi addormentata senza nemmeno finire un film, cioè circa alle 22.30…un vero disastro.

  3. Ricordi Marlene? Ti avevo scritto che è la routine il “malicious code” delle nostre esistenze. Il posto da impiegata piuttosto che quello da colletto bianco. Oramai abbiamo il nostro futuro “sicuro” che ci scalda le giornate di neve. E poi? Dove si va? La vita è altrove diceva qualcuno, ci manca quell’altrove, mi manca da sempre quell’altrove che mi fa mettere in discussione tutto e non rassegnarmi al “tutto già visto”. E ci riscaldiamo ogni giorno alla precaria consapevolezza del nostro esistenzialismo che ci toglie e ci restituisce qualcosa. Ma non è solo latte e thé preso ad un bistró sulla rive gauche. È strada sulla quale portare le nostre vite, magari attraverso un blog o attraverso i tasti bianchi e neri di un pianoforte. Poi si vedrà. Continua a crederci!

  4. sto cercando di capire se questa è davvero la vita che mi sono scelta, se è davvero il migliore dei mondi possibili che potevo creare per me, oppure è solo il risultato di una serie di svolte obbligate lungo il cammino.
    so anche che se mai trovassi la risposta sarebbe solo il punto di partenza per un nuovo viaggio dentro di me.

  5. Ricardo teorizzava che non esiste il migliore dei mondi possibili. Esiste solo uno migliore di un altro. Comunque parlerei nottate infinite di tutte queste nostre riflessioni sul senso dell’esistenza. Forse è una strada.

Sono curiosa di sapere cosa ne pensi