

la stanza di Marlene
semplicemente (ancora unicamente) io
Archive for aprile, 2010
la città verrà distrutta all’alba (2010)
Author: Marlene04 26th, 2010
un gran bel film. e diciamocelo: questo remake del film di Romero (The crazies del 1973) è fatto proprio bene. nei titoli di coda lo ritroviamo nel ruolo di produttore esecutivo, e sono sicura che ci sia anche il suo zampino nella realizzazione del film.
nei momenti di maggior crisi economico/sociale i film dell’horror hanno sempre conosciuto il loro periodo migliore. come se si utilizzassero per mettere sullo schermo tutte le ansie e le paure che si respirano per poterle in qualche modo oggettivare ed esorcizzare.
un aereo cade nel fiume che scorre nella pacifica cittadina di Ogden Marsh, contaminando l’acqua con un virus che rende pazzi. la gente comincia a comportarsi stranamente. andando contro l’opinione dell’autorità cittadina che teme per i raccolti, lo sceriffo del paese chiude l’acqua, ma è troppo tardi. i militari circondano l’area per evitare che il virus si diffonda e il caos domina sovrano.
si racconta della paura dell’altro, della paura di fidarsi anche del vicino di casa che si conosce da sempre. la storia regge, le morti non si susseguono una dopo l’altra senza nesso logico, c’è molto sangue ma senza ostentazione. Romero per me rimane l’uomo che ha inventato gli zombie: esseri senza coscienza, spinti da un desiderio inconscio, che li porta a cibarsi dei loro simili (vivi). qui non ci sono morti che tornano in vita, qui ci sono vivi che impazziscono, il tratto comune è la mancanza di coscienza, il mettere in atto un comportamento inconscio, da cui è difficile difendersi. anche l’aspetto dei malati di rabbia (questo il virus che li ha infettati) ricorda quello degli zombie. e poi ci sono loro: i militari. con le loro regole, con i loro paraocchi, che arrivano e distruggono tutto, anche loro in qualche modo senza coscienza.
e qualche volta si salta anche dalla sedia.
read comments (2)c’era una volta l’amore ma ho dovuto ammazzarlo
Author: Marlene04 20th, 2010
il libro più sconclusionato che io abbia mai letto. pensieri sparsi, idee embrionali lasciate morire dopo un paio di pagine, poche frasi ad effetto (come quella che poi dà titolo all’intero libro) frullate in un romanzo (e chiamarlo tale è fargli un complimento) che mi ha lasciata con un vago senso di incompletezza quando sono arrivata all’ultima pagina. l’autore vuole fare il verso a bukowki, ma gli manca una cosa fondamentale per raccontare davvero l’universo dei derelitti che vivono ai margini della società: l’esperienza. è come se in ogni pagina si vantasse del suo essere fuori dagli schemi, sottolinea il suo non essere conformato e allineato, ci tiene a farci sapere che non gli interessa nemmeno fare parte di quella società, e che non sono gli altri che lo tengono alla larga, è lui che ha scelto di vivere così. bukowki invece ci raccontava il suo quotidiano, come se fosse tutto normale, senza sentirsi al di sopra di niente e di nessuno.
e alla fine il suo grande amore, quello che ha dovuto soffocare dentro di sè, è per una ragazza, anzi “una certa ragazza” di cui non riesce a liberarsi perchè lei gli ha dato la sua verginità. o almeno è questa è l’impressione che ne ho avuto…non fa altro che dire e ridire di come lei era perfetta perchè pura quando aveva fatto sesso con lui, di come gli dia fastidio pensarla con qualcun’altro, di come le altre donne non potranno mai essere come lei perchè hanno conosciuto troppi uomini e quindi hanno un modo diverso di approcciarsi all’altro sesso. non mi aspettavo certo un libro romantico, sicuramente però nemmeno di così bassa ispirazione. una delusione.
il tempo di scrivere
Author: Marlene04 17th, 2010
facile promettersi di scrivere un post al giorno. con un post al giorno racconto un pezzettino di me e del mio mondo, come un puzzle che poi qualcuno può divertirsi a ricostruire. il mio mondo è fatto di sveglie all’alba. mi ero detta: un post al giorno, anche se la sveglia è spostata un’ora indietro rispetto a prima, così posso raccontare degli odori e dei colori che vedevo prima. a distanza di 15 giorni quei minuti di sonno in meno si rivalgono sui minuti che dedicavo alla sera, accorciando di fatto la giornata.
un post al giorno adesso che ho un lavoro nuovo, che così lo posso raccontare, e poi sembra così semplice. e invece il nuovo lavoro si è rivelato più ansiogeno del previsto. oltre che assonnata la sera sono stanca. non di quella molle stanchezza intellettuale. mi ricorda piuttosto la stanchezza fisica di quando con mio padre mi svegliavo alle 5 del mattino per andare in campagna per la raccolta delle nocciole. spalle contratte, mal di schiena, polpacci e piedi doloranti…il male ai piedi è insopportabile.
un post al giorno fra i lavori di ristrutturazione che credevo finissero a breve, e che invece si sono allungati tanto da essere stati battezzati “i lavori della salerno-reggiocalabria”: potenzialmente tendenti all’infinito.
e poi: la cena da preparare, la spesa da fare, i panni da lavare e stirare, la lettiera del gatto da pulire, le coccole da fare…
il buon proposito di un post al giorno è rimasto sepolto e schiacciato. ma ho tutto appuntato come sempre sulla moleskine, chè la voglia di scrivere, quella che ho da sempre, quella no che non si fa schiacciare.
l’alibi perfetto
Author: Marlene04 8th, 2010
sarà da maniaca, ma appunto tutto quello che mi accade. scrittura ossessiva-compulsiva.
posso ricostruire la mia vita giorno per giorno, fra fatti e sensazioni, senza paura di sbagliare.
scrivo, conservo, catalogo, incollo, commento, appunto, disegno, scarabocchio, e ricordo.
mi fa sentire sicura sapere che dentro la mia borsa c’è sempre una moleskine e una penna. forse è solo la paura di dimenticarmi. o la presunzione di farmi ricordare. rimane il fatto che sono riuscita a mettere in fila 1o anni della mia vita, undici insieme al work in progress, e leggere mi ricorda chi ero, e mi offre la chiave per cercare di capire chi sono diventata.
e sabrina non lo sa
Author: Marlene04 6th, 2010
la domanda che mi fanno tutti quelli che sanno che ho un nuovo lavoro è : adesso a che ora torni a casa?
come se lavorare nella pubblica amministrazione significa per forza di cose uscire presto da lavoro.
e invece i vantaggi sono tanti, e quello che apprezzo maggiormente è che non c’è più lo sgradevole capo che alla pausa caffè arriva e con aria arrogante fa del terrorismo psicologico avvisandoci che la crisi ci ha colpito e ci comunica che abbiamo un esubero nel settore (leggi: c’è qualcuno da licenziare).











