la stanza di Marlene

semplicemente (ancora unicamente) io

Archive for marzo, 2010

03 30th, 2010

sono seduta al tavolino del bar vicino a dove lavoro. ma ormai dovrei dire dove lavoravo. sono qui perché sono arrivata troppo presto, e questo mi fa sentire molto stupida. cosa mi prende? ho dato le dimissioni. e quindi? in fondo è solo una pizza e poi gli ultimi quindici giorni di contratto mi servivano di ferie. non l’ho fatto per cattiveria, o per scappare via prima. ne avevo bisogno. e basta.

e allora perché sono due notti di seguito che sogno questo incontro? una notte ho sognato di essermi svegliata troppo tardi, e quando ho chiamato la capa (non è più la mia capa, è la mia “ex-capa”) ho sentito delusione nella sua voce. allora l’ho rassicurata promettendole di passarla a salutare ugualmente.

stanotte ho invece sognato di arrivare in ufficio (ma ormai devo dire “ex-ufficio”) e nessuno aveva tempo per me. riunione straordinaria per parlare di budget e tagli al personale. cosa mi succede?

non so se ho più rimpianto di aver lasciato un posto a tempo indeterminato o più paura per l’inizio del nuovo lavoro in cui dovrò superare 6 mesi di prova.

continuo a credere di fare pensieri stupidi. un aggiornamento a twitter, finisco di ascoltare i muse alla radio del bar, e vado. in fondo è solo una pizza. e loro sono i miei ex-colleghi.



03 27th, 2010

finalmente ho capito.

ho capito che le mine vaganti del film sono quelle persone che hanno un sogno e fanno fatica a vederlo realizzato. sono quelle persone che pur di non contrariare le persone che dicono di volergli bene fanno finta di essere qualcun’altro. sono tutte quelle persone che un po’ per quieto vivere e un po’ per paura di rischiare si ritrovano a dimenticare i loro sogni e a spingerli sempre più in fondo ad un cassetto, o addirittura a portarli in soffitta.

una commedia brillante, come quelle che il cinema italiano non riesce a fare più da tanto tempo. fa ridere il nuovo film di ozpetek: fa ridere del conformismo della famiglia italiana, fa ridere la piccola provincia pronta a giudicare. e fa riflettere. o almeno ha fatto riflettere me, quando la nonna del protagonista gli dice che non potrà mai essere felice se continua a fare sempre quello che vogliono gli altri. (o qualcosa del genere).

mi è piaciuto perchè l’occhio del regista non giudica, non divide fra ragione e torto, fra giusto e sbagliato. rappresenta tutto con naturalezza e normalità. perché è così che dovrebbe essere.come quando la madre del protagonista chiede a quello che è il fidanzato del figlio, che è medico, se si può guarire dall’omosessualità, e alla risposta negativa, che non è una malattia, che è una caratteristica, lei non capisce, e non si sforza nemmeno. e io ci ho rivisto la mia mamma, chè non è colpa sua se non capisce, ma arriva da un’altra generazione.

se mi è piaciuto scamarcio? fatemi la domanda di riserva.



03 24th, 2010

domani ho appuntamento per la firma del contratto per il nuovo posto di lavoro.

sono agitata, euforica, distratta, elettrizzata. a distanza di quattro anni dalla vincita di un concorso nella pubblica amministrazione, a dispeto di qualsiasi previsione, in barba alla crisi, domani firmo e mi metto al sicuro.

l’unica cosa di cui sono veramente preoccupata è come vestirmi.

domanda a cui non ho ancora dato risposta.



03 23rd, 2010

  • 1. walked in on the landscaper “retweeting” your wife

  • 2. even ashton kutcher thinks you tweet too much

  • 3. you stopped paying attention to this list after the first 140 caracters

  • 4. no number 4 … writer on twitter

  • 5. you sleep-tweet

  • 6. you ask yourself, “what would jesus tweet?”

  • 7. you haven’t touched your cb radio in months

  • 8. you’ve spent millions developing iphone waterproofing technology so you can tweet in the shower

  • 9. you answer the phone: “twello?”

  • 10. you miss son’s soccer game waiting for lady gaga to post what had for lunch

david letterman



03 21st, 2010

More about Vedi di non morire

ormai tutte le volte che vedrò qualcuna con il piercing sulla lingua mi tornerà in mente questo libro, pag.118:

[...] chiamare un piercing alla lingua “chirurgia estetica” significa tirare un po’ la corda, perché non è una cosa cui vi sottoponete per avere un aspetto più gradevole. lo fate perché è tanta la vostra mancanza d’affetto da spingervi a infliggere su voi stesse un dolore inaudito, pur di fare sapere a tutto il mondo come succhiate bene un uccello. [...]

il resto è una storia delirante che mescola mafia e ospedali, che elabora un confine labile fra scienza e fantasia, che racconta retroscena di vita ospedaliera che si spera vivamente siano falsi e dettati da esigenze di narrazione.

da leggere se ci si vuole fare macabre risate.