Il quarto tipo (2010)

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dal primo sperimentale The Blair Witch Project non sono ancora molti i film che mirano a dare l’illusione che quello che ci viene raccontato è realmente accaduto: Rec – la paura in diretta e Rec 2, Diary of the dead, Cloverfild, Paranormal Activity. Quarto tipo è uno di questi, ma forse è uno degli esperimenti meno riusciti.

il film si apre con Milla Jovovich che ci spiega che lei è un’attrice e nel film interpreta la dottoressa Abigail Tyler  in una ricostruzione drammatica di fatti avvenuti nei primi giorni dell’ottobre del 2000 nella città di Nome in Alaska. Però, ci viene detto che  il regista ha inserito del reale materiale d’archivio, girato dalla stessa Abbey. Ed è proprio la “vera” Abbey a comparire nella prima intervista, con il volto contratto e scavato, per cominciare a raccontare l’accaduto. Poi l’immagine di Milla Jovovich le si sovrappone interpretandone la parte.
Will, il marito di Abbey, è stato misteriosamente ucciso una notte mentre dormiva accanto a lei. Per capire qualcosa della sua morte, Abbey prosegue gli studi di Will e si reca a Nome, i cui abitanti soffrono di persistenti disturbi del sonno. Si svegliano di soprassalto e ricordano d’aver visto uno strano gufo alla finestra. Abbey ipnotizza Tommy, uno di loro, per scoprirne i ricordi inconsci. Quei ricordi sono però così terribili che l’uomo si rifiuta di parlarne. Se ne va a casa e, poco dopo, tiene in ostaggio moglie e figli minacciando di ucciderli. Vuole che Abbey gli sveli il significato di alcune parole in una strana lingua. Quando Abbey non ci riesce, Tommy stermina la famiglia e si suicida. Grazie allo specialista dottor Odusami, Abbey scopre che quelle parole sono in lingua sumera e con l’aiuto del collega dottor Campos cerca di squarciare il velo del mistero. [trama presa qui]

nonostante la buona volontà si salta una volta sola dalla sedia, tutto quello che dovrebbe fare veramente paura sono delle immagini confuse e disturbate, e il film stenta a decollare considerate le ripetute e soporifere sedute di ipnosi a cui la dottoressa sottopone i suoi pazienti.  il montaggio con le immagini “vere” mostrate in contemporanea a quelle ricostruite vorrebbero essere un nuovo stile narrativo, ma in realtà causano solo confusione. il non visto non genera nessuna forma di curiosità, ma solo una domanda: dove vuole andare a parare. il doppiaggio della dottoressa Abbey di una lagna senza fine, un film senza spessore, che lancia il sasso ma nasconde la mano senza darci mai, nemmeno fugacemente, l’immagine di un alieno.

spielberg nel 1977 nei suoi incontri ravvicinati del terzo tipo parlava di altre civiltà in maniera positiva, il clima generale di guerra e diffidenza verso l’altro ha prodotto invece dei rapporti di quarto tipo problematici, pericolosi e mortali. a riprova del fatto che i film di fantascienza sono lo specchio del periodo storico in cui vengono prodotti. si ritorna così a film come Matinee, che sotto la scusa della fantascienza raccontava della guerra fredda e della paura dei comunisti. anche se non credo che Il quarto tipo supererà la prova del tempo.

Un pensiero su “Il quarto tipo (2010)

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