la stanza di Marlene

semplicemente (ancora unicamente) io

Archive for gennaio, 2010

che rumore fa la felicità

Author: Marlene
01 29th, 2010

stamattina ho indossato l’abitino nuovo comprato qualche giorno fa. lo tenevo nell’armadio in attesa di qualcosa di speciale, e la cosa speciale è arrivata. sotto forma di telefonata, la telefonata che stavo aspettando da circa due mesi.

e stamattina nell’aprire l’armadio assonnata, ho voluto vestirmi di nuovo, per rendere visibile la mia felicità. perchè per me la felicità non è un attimo, non è un lampo, non è una scossa elettrica che lascia stremati e alla ricerca di un nuovo attimo felice. per me la felicità è uno stato che perdura in maniera variabile, direttamente proporzionale all’evento che lo scatena.

domani sera si festeggia, che la felicità va nutrita, ma soprattutto si brinda. con un buon Chianti.



01 26th, 2010


l’ultimo bacio non mi era piaciuto per nulla …e chi se ne frega, commenterà qualcuno. ma mi va di parlarne….fatevene una ragione. in quel film considerato il manifesto dei trentenni non mi ci sono riconosciuta. ho sempre creduto causa età non idonea a capire, troppo giovane per comprendere i drammi del cambio di decennio. rivedendolo qualche anno dopo ho solo rafforzato la mia idea.

un film raccontato da un solo punto di vista, quello maschile del regista/sceneggiatore, non può essere considerato lo specchio di una società, di uno stato diffuso. un film scritto da uomini che parla di uomini, e noi donne da contorno amaro, spesso di peso, o al massimo considerate uno svago, un’evasione. quanti riguardando il personaggio interpretato da Martina Stella non ha pensato: anche lei però, se l’è cercata.

con la pretesa del film generazionale Muccino consolida qualche clichè del maschio italico, che veicola messaggi errati: il tradimento non è la risposta e nemmeno la soluzione; scappare dalla famiglia che si è contribuito a creare non è un gesto coraggioso nè figo, è solo una bassezza; scegliere il proprio futuro senza voler seguire per forza le orme del padre è un diritto, a patto di riuscire a farlo in maniera costruttiva, inseguendo sogni realizzabili, che sognare ad occhi aperti a trentanni suonati ha solo il sapore della sindrome di peter pan.

con queste premesse andrò a vedere anche “Baciami ancora” solo per scoprire se Muccino senior è finalmente cresciuto o vive ancora di ricordi e rimpianti, consapevole che la bella canzone di Lorenzo Jovanotti Cherubini la sentirò solo quando rimarrò seduta, come al solito, nel buio della sala, fra il rumoreggiare della gente che lascia le poltrone, a leggere i titoli di coda.



affari in fiera

Author: Marlene
01 25th, 2010

attendere un paio di mesi per comprare la borsa al mio mac è stata un’ottima scelta. il primo posto in cui ho guardato è stato, ovviamente, il sito apple: troppo care.

in occasione della giostra pre-natalizia in giro come una trottola in cerca dei regali giusti sono riuscita a visionare un centinaio di borse, dai negozi dedicati agli articoli per pc ai negozi di solo abbigliamento non ho trovato niente che potesse portare a spasso il mio mac in maniera sicura e piacevole.

poi sabato io e la piccola iena siamo stati alla fiera dell’elettronica ed è stato colpo di fulmine.

in realtà non proprio…l’ho vista, guardata, tirata fuori dal cellophane e memorizzato il sito dove poi pensavo di andarla a comprare con calma, da casa, convinta di risparmiare. poi presa dall’attimo compulsivo dello shopping (non potevo uscirmene a mani vuote) sono tornata al banco e portato la borsa a casa. e quando ho fatto un giretto sul sitol sito www.huggerbags.com ho scoperto di aver fatto un affarone alla fiera. e soprattutto di aver regalato al mio mac un vestitino bellissimo con cui andarsene a passeggio.



Il quarto tipo (2010)

Author: Marlene
01 24th, 2010

dal primo sperimentale The Blair Witch Project non sono ancora molti i film che mirano a dare l’illusione che quello che ci viene raccontato è realmente accaduto: Rec – la paura in diretta e Rec 2, Diary of the dead, Cloverfild, Paranormal Activity. Quarto tipo è uno di questi, ma forse è uno degli esperimenti meno riusciti.

il film si apre con Milla Jovovich che ci spiega che lei è un’attrice e nel film interpreta la dottoressa Abigail Tyler  in una ricostruzione drammatica di fatti avvenuti nei primi giorni dell’ottobre del 2000 nella città di Nome in Alaska. Però, ci viene detto che  il regista ha inserito del reale materiale d’archivio, girato dalla stessa Abbey. Ed è proprio la “vera” Abbey a comparire nella prima intervista, con il volto contratto e scavato, per cominciare a raccontare l’accaduto. Poi l’immagine di Milla Jovovich le si sovrappone interpretandone la parte.
Will, il marito di Abbey, è stato misteriosamente ucciso una notte mentre dormiva accanto a lei. Per capire qualcosa della sua morte, Abbey prosegue gli studi di Will e si reca a Nome, i cui abitanti soffrono di persistenti disturbi del sonno. Si svegliano di soprassalto e ricordano d’aver visto uno strano gufo alla finestra. Abbey ipnotizza Tommy, uno di loro, per scoprirne i ricordi inconsci. Quei ricordi sono però così terribili che l’uomo si rifiuta di parlarne. Se ne va a casa e, poco dopo, tiene in ostaggio moglie e figli minacciando di ucciderli. Vuole che Abbey gli sveli il significato di alcune parole in una strana lingua. Quando Abbey non ci riesce, Tommy stermina la famiglia e si suicida. Grazie allo specialista dottor Odusami, Abbey scopre che quelle parole sono in lingua sumera e con l’aiuto del collega dottor Campos cerca di squarciare il velo del mistero. [trama presa qui]

nonostante la buona volontà si salta una volta sola dalla sedia, tutto quello che dovrebbe fare veramente paura sono delle immagini confuse e disturbate, e il film stenta a decollare considerate le ripetute e soporifere sedute di ipnosi a cui la dottoressa sottopone i suoi pazienti.  il montaggio con le immagini “vere” mostrate in contemporanea a quelle ricostruite vorrebbero essere un nuovo stile narrativo, ma in realtà causano solo confusione. il non visto non genera nessuna forma di curiosità, ma solo una domanda: dove vuole andare a parare. il doppiaggio della dottoressa Abbey di una lagna senza fine, un film senza spessore, che lancia il sasso ma nasconde la mano senza darci mai, nemmeno fugacemente, l’immagine di un alieno.

spielberg nel 1977 nei suoi incontri ravvicinati del terzo tipo parlava di altre civiltà in maniera positiva, il clima generale di guerra e diffidenza verso l’altro ha prodotto invece dei rapporti di quarto tipo problematici, pericolosi e mortali. a riprova del fatto che i film di fantascienza sono lo specchio del periodo storico in cui vengono prodotti. si ritorna così a film come Matinee, che sotto la scusa della fantascienza raccontava della guerra fredda e della paura dei comunisti. anche se non credo che Il quarto tipo supererà la prova del tempo.



la prima indiscrezione su Avatar la piccola iena me l’ha inviata via mail circa due anni fa. a cui aggiungo gli ultimi sei mesi di martellamento mediatico sul film evento dell’anno.

il film che tutto il mondo ha già visto, tranne noi e la parte italiana della Svizzera (pare per non fare concorrnza sotto Natale al cinepanettone di De Sica e alla favoletta di Pieraccioni) è oggettivamente una visione imperdibile, se non per la storia, per ammirare le frontiere dei film di animazione.

mi preparo prenotando il film venerdì sera (15 gennaio) perchè il sito dell’Emiro di Rubiera dove ho deciso di andare a vedere il film mette a disposizione le prenotazioni solo nel momento in cui i film sono in programmazione. vivo il week-end in funzione di questa domenica pomeriggio, quando alle 18 stravaccata sulla poltrona extra large della sala con gli occhialoni in 3D mi godrò il film evento dell’anno: Avatar.

programma che non aveva fatto i conti con l’imprevedibile destino. arrivare in cassa alle 17 (dopo aver cercato parcheggio per circa 20 minuti) e sentirmi chiedere oltre al numero di posti prenotato, la sala, l’orario e il film, anche l’USERID con cui mi sono registrata. rispondo che non ce l’ho, che non me l’hanno mai chiesta, che ho prenotato, ho diritto a quel posto. ma la cassiera non sente ragioni, elogia quella dietro di me che ha stampato la prenotazione invece di ricopiarla su un foglietto di carta come me e mi ignora.

non cerca una soluzione, non mi viene incontro, e soprattutto: non mi vende altri biglietti, non mi vende i miei prenotati… -se non li ritiro io quei posti risulteranno vuoti – cerco di ragionare. ma la cassiera è inflessibile.e alle 18 sono alla mia videoteca preferita a ritirare “L’ anticristo” di Lars Von Triers.

giuro che il prossimo film che andrò a vedere sarà al Victoria a Modena, tanto adesso posso scegliermi i posti che voglio on-line anche con loro.