Il grande sogno (M.Placido)

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premessa: sono una che non ama la storia semplicemente perchè non riesco ad impararla. all’esame di storia contemporanea all’università ho subito l’onta di una bocciatura, e la proposta di un doposcuola con gli assistenti del professore. i quali mi hanno insegnato che la storia non è in quanto tale, ma è un divenire di episodi concatenati da causa ed effetto, e che basta capire questa cosa per poter parlare di un intero decennio senza menzionare una sola data. a voi sembrerà una banalità ma per me è assolutamente indecifrabile.

detto questo ho visto il grande sogno nella speranza che potesse illuminarmi sugli eventi causa-effetto che hanno dato vita al ’68. esco con la sensazione di aver visto una fiction da grande schermo, dove l’elemento storico è solo una scusa per raccontare qualcos’altro.

la pellicola ci racconta la storia di Nicola (Riccardo Scamarcio), giovane poliziotto che sogna di diventare attore e si ritrova invece a manganellare gli studenti per poi decidere di passare dall’altra parte della barricata.  di Laura (Jasmine Trinca), studentessa universitaria dichiaratamente cattolica  e di famiglia borghese pronta a lottare contro ogni ingiustizia. e di Libero (Luca Argentero), operaio e carismatico leader della protesta studentesca. (trama presa da qui).

alla fine della proiezione non sapevo molto di più del ’68 ma ho capito un po’ di cose.

ho capito che gli attori anche se bravi diretti dal regista sbagliato non fanno proprio una bella riuscita.

ho capito che Scamarcio in qualsiasi sua interpretazione avrà sempre lo stesso sguardo assente e il musetto imbronciato. me lo ricordo così nel 2001 nella fiction “compagni di scuola” e non è ancora cambiato.

ho capito fino in fondo Pasolini quando scriveva nelle sue pagine corsare

Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte
coi poliziotti,
io simpatizzavo coi poliziotti!
Perché i poliziotti sono figli di poveri.

ho finalmente chiaro il perchè pur avendo tutti lo stesso diritto di accesso all’università in realtà nel trovare un mestiere non si hanno le stesse opportunità: l’università è rimasto quel roccaforte di potere borghese che era allora mascherato da finta equità.

nota a margine: mi spiace che Placido abbia perso l’occasione di rispondere alla giornalista spagnola che gli chiedeva come mai lui, uomo dichiaratamente di sinistra, si fosse fatto produrre il film dalla Medusa, di proprietà berlusconiana, con toni pacati e spiegando semplicemente che in Italia non abbiamo alternative. e che i soldi non hanno odore nè colore.

10 pensieri su “Il grande sogno (M.Placido)

  1. Placido ha risposto con rabbia perchè gli rode non poter fare altrimenti.
    Sull’università forse non sono daccordo.
    Tutti possono frequentarla, il problema è dopo.
    Invece di essere legate al mondo del lavoro come una fucina di talenti è legata al mondo delle raccomandazioni da prof a politico e da politico a prof. Si studia, si fatica e si paga per capire ancora meglio quanto non ci sia spazio per chi non conosce nessuno.
    E’ un paese del cazzo, nel ’68 come oggi.
    Almeno allora molti ragazzi credevano in qualcosa. Oggi c’è il nulla.

  2. invece credo che abbia perso l’opportunità di spiegare, di dimostrare che non siamo tutti come il nostro presidente del consiglio che risponde sempre con livore alle domande che ritiene “scomode” o “offensive”. nel secondo punto invece credo che siamo totalmente d’accordo (forse ho solo scritto male il periodo) “pur avendo tutti lo stesso diritto di accesso all’università in realtà nel trovare un mestiere non si hanno le stesse opportunità”.
    che poi viviamo in un periodo del cazzo lo sappiamo ogni giorno un po’ di più…e per noi sognatori è veramente dura 😉

  3. ciao #juliet…scusa se rispondo solo ora ma da lavoro non riesco più a gestire il mio blog 🙁 il terremoto non si è sentito (per fortuna) e quindi tranquilla…è tutto a posto.

  4. Concordo in pieno. Qui di 68 non c’e’ l’ombra, e il film lascia molto a desiderare, quei pochi spunti buoni sono andati a farsi benedire come l’apparizione istantanea di Silvio Orlando, e il tutto strumentalizzato per raccontare una storia di intrecci amorosi interpretati da attori ahime un po’ asfissianti… si salvano secondo me solo le straordinarie ma centellinate interpretazioni dei due fratelli della famiglia di lei.

Sono curiosa di sapere cosa ne pensi