

la stanza di Marlene
semplicemente (ancora unicamente) io
Archive for settembre, 2009
tutto quello che ci sembra inutile
Author: Marlene09 27th, 2009

- In Messico, degli scienziati avevano ingaggiato dei portatori perchè volevano raggiungere una città Inca, in cima ad una montagna. Ad un certo punto i portatori si bloccano dove sono e non vogliono più proseguire. Allora gli scienziati, innervositi, non sanno come fare per convincerli a riprendere la marcia, anche perchè non riescono a capire la causa di quella sosta. Dopo qualche ora i portatori si rimettono in marcia e finalmente il loro capo si decide a dare una spiegazione.
- E… qual era il motivo?
- Vedo che le interessa.
- Si, adesso molto.
- Lui dice … dice … che avevano camminato troppo in fretta e che bisognava aspettare l’anima.
- L’anima?
- No è meraviglioso perchè … anche noi corriamo dietro a tutte le nostre cose e perdiamo l’anima. Bisogna aspettarla.
- Per farne cosa?
- Tutto quello che ci sembra inutile.
[Al di là delle nuvole - Michelangelo Antonioni]
sembra che dai film si possa imparare qualcosa. sempre che si abbia la fortuna di incrociarli nei momenti in cui abbiamo bisogno di una lezione. questo film l’ho visto tanto tempo fa. e questo dialogo, all’apparenza innocuo, l’ho preso e l’ho portato via con me. poi, come accade spesso alle mie cose, quando mi sembra che sono diventate vecchie e non mi servono più, le ripongo in una scatola e le infilo in soffitta. non butto via mai nulla. così quando serve, in momenti come questo, le tiro fuori. e ricordo quella piccola lezione all’apparenza innocua imparata tanto tempo fa guardando un film. solo uno stupido film.
read comments (2)se ne sentiva davvero il bisogno?
Author: Marlene09 23rd, 2009
arrivo a festa finita e a luci spente. come sempre. ma non posso non commentare anche io la notizia del giorno: è nato un nuovo giornale. se ne sentiva davvero il bisogno? la maggior parte delle persone forma il proprio punto di vista attraverso la televisione. la carta stampata ha gli anni contati. meglio il giornale on line, gratuito e a disposizione anche mentre si lavora (basta mantenere uno sguardo concentrato).
e quindi?
io sono una di quelle che stamattina si è svegliata 20 minuti prima per essere sicura di riuscire a fare colazione, stirarmi il pantalone che volevo mettere ma che ieri non avevo voglia di stirare, vestirmi, truccarmi e passare la piastra ai capelli, che di mattina sembro un cocker spanish, passare per l’edicola ad accaparrarmi la prima copia del Il fatto quotidiano, senza perdere il treno. Anzi: lo volevo assolutamente per essere sicura di riuscire a leggerlo.
qualcuno ha scritto che le poche copie distribuite sono solo state il risultato di una riuscita tecnica di marketing: poche copie, molta richiesta, successo garantito. forse non sanno che qualcuno ci ha investito i risparmi di una vita. qualcun’altro ha parlato del giornale di Travaglio, dimenticando tutti gli altri Antonio Padellaro, Furio Clombo, Antonio Tabucchi, Corrado Stajano, Paolo Flores d’Arcais, Massimo Fini, Luca Telese, per copiare solo i nomi di quelli che compaiono in prima pagina.
qualcun’altro ha scritto che è troppo “antiberlusconiano”: forse non ha trovato la sua copia, perchè nelle 16 pagine del primo numero c’è posto per tutti, da destra e sinistra.
la mia di copia è tutta stropicciata, e alla domanda: se ne sentiva davvero il bisogno? rispondo di si. perché il pluralismo delle fonti di informazioni è alla base di una sana democrazia. perchè devo essere libera di scegliere se leggere La Padania o il Fatto Quotidiano. libera di scegliere. e non aggiungo altro.
anche se nel mio solito campione rappresentativo di Italia che osservo e studio per capire le dinamiche sociali più in voga, ovvero le 16 persone che popolano l’ufficio in cui lavoro, nessuno aveva sentito di questa novità. importante non perché ci sarà una svolta epocale, ma solo perché dobbiamo dimostrare che riusciamo a pensare ancora con la nostra testa. ancora. e non ditemi che sono di sinistra, perché essere obiettivi cercando più punti di vista significa solo essere curiosi. significa non accontentarsi di un solo punto di vista. significa salire sul quel maledetto tavolo e scoprire che le cose possono essere diverse se guardate da una angolazione diversa.
Il grande sogno (M.Placido)
Author: Marlene09 14th, 2009

premessa: sono una che non ama la storia semplicemente perchè non riesco ad impararla. all’esame di storia contemporanea all’università ho subito l’onta di una bocciatura, e la proposta di un doposcuola con gli assistenti del professore. i quali mi hanno insegnato che la storia non è in quanto tale, ma è un divenire di episodi concatenati da causa ed effetto, e che basta capire questa cosa per poter parlare di un intero decennio senza menzionare una sola data. a voi sembrerà una banalità ma per me è assolutamente indecifrabile.
detto questo ho visto il grande sogno nella speranza che potesse illuminarmi sugli eventi causa-effetto che hanno dato vita al ‘68. esco con la sensazione di aver visto una fiction da grande schermo, dove l’elemento storico è solo una scusa per raccontare qualcos’altro.
la pellicola ci racconta la storia di Nicola (Riccardo Scamarcio), giovane poliziotto che sogna di diventare attore e si ritrova invece a manganellare gli studenti per poi decidere di passare dall’altra parte della barricata. di Laura (Jasmine Trinca), studentessa universitaria dichiaratamente cattolica e di famiglia borghese pronta a lottare contro ogni ingiustizia. e di Libero (Luca Argentero), operaio e carismatico leader della protesta studentesca. (trama presa da qui).
alla fine della proiezione non sapevo molto di più del ‘68 ma ho capito un po’ di cose.
ho capito che gli attori anche se bravi diretti dal regista sbagliato non fanno proprio una bella riuscita.
ho capito che Scamarcio in qualsiasi sua interpretazione avrà sempre lo stesso sguardo assente e il musetto imbronciato. me lo ricordo così nel 2001 nella fiction “compagni di scuola” e non è ancora cambiato.
ho capito fino in fondo Pasolini quando scriveva nelle sue pagine corsare
Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte
coi poliziotti,
io simpatizzavo coi poliziotti!
Perché i poliziotti sono figli di poveri.
ho finalmente chiaro il perchè pur avendo tutti lo stesso diritto di accesso all’università in realtà nel trovare un mestiere non si hanno le stesse opportunità: l’università è rimasto quel roccaforte di potere borghese che era allora mascherato da finta equità.
nota a margine: mi spiace che Placido abbia perso l’occasione di rispondere alla giornalista spagnola che gli chiedeva come mai lui, uomo dichiaratamente di sinistra, si fosse fatto produrre il film dalla Medusa, di proprietà berlusconiana, con toni pacati e spiegando semplicemente che in Italia non abbiamo alternative. e che i soldi non hanno odore nè colore.
Erri de Luca da vicino vicino
Author: Marlene09 13th, 2009
ho parlato tante volte del fatto che Erri de Luca è uno dei miei scrittori preferiti che non potevo mancare all’appuntamento organizzato all’interno della manifestazione “In punta di penna” a Formigine.
quando io e la piccola iena siamo arrivati nella piazza dove Erri de Luca avrebbe tenuto il suo incontro, lo spazio transennato con all’interno le sedie per seguire l’evento erano semi-vuote. manca un quarto d’ora e la piccola iena propone un aperitivo. al ritorno dal bar scopriamo che le sedie sono tutte occupate, e le persone si aggirano per le file additando borse abbandonate e maglie orfane ripetendo la solita domanda -è occupato?-.
e mentre mi comporto da vera femminuccia, attaccando la lagna che solo noi riusciamo a fare, lamentandomi dei pochi posti, del fatto che se fossimo rimasti una sedia l’avremmo trovata, e adesso come facciamo, e £”%&?^°ç@#+* neanche mi accorgo che Erri è proprio dietro di me.
la piccola iena mi tira un braccio, mi volto pronto a fulminarlo con il mio sguardo adirato di chi ha perso una cosa importante e lui piegando leggermente la testa mi indica il motivo per cui sono lì, in carne e ossa.
stavolta non mi faccio fregare dalla timidezza e dopo aver sorriso (sicuramente da imbecille) allungo il libro che ho portato da casa e gli chiedo un autografo.
dopo l’essermi dovuta accontentare di sedermi a terra (ma in prima fila) ha avuto un altro sapore.
Erri ha parlato per più di un’ora incantando la platea. quel suo accento napoletano colto, quella sottile ironia che ha strappato anche qualche sorriso, ha tenuto la piazza in un silenzio irreale. ha una modalità di raccontare le storie che assomiglia alla sua scrittura: lenta, ipnotica, che affascina.
il passagio che mi ha colpita è quando ha detto che lui non riesce a vedere la folla, non riesce ad immaginare un pubblico, perchè per lui il rapporto fra scrittore e lettore è uno-ad-uno. ed è per questo che spesso rimaniamo attaccati ad un libro, o ci rimane dentro uno scrittore. perchè lo abbiamo incontrato in un momento in cui quelle parole hanno saputo portare via il peso della nostra fatica, rendendoci più leggeri. e allora ho capito che il mio incontro con questo scrittore non è stato casuale.
triste assistere a sedie vuote in prima fila riservate agli assessori, o comunque a persone “influenti”, desolatamente vuote. ma immagino che questo sia un modo tutto italiano di concepire la cultura.
Carta riciclata
Author: Marlene09 10th, 2009
metti una sera che fino a ieri si sudava e invece adesso fa già freddino e c’ho i piedi congelati.
io e la piccola iena che lavoriamo sempre e non ci vediamo tutto il giorno.
metti che abbiamo voglia di stare vicini facendo passare il tempo con leggerezza, che mettersi sul divano davanti alla tv significa nanna (per me) e noia (per lui).
abbiamo provato anche noi a realizzare i pupazzetti con il testone, scaricabili free cliccando qui.










