il curioso caso di Benjamin Button (2009)

Pubblicato il Pubblicato in Cose di cinema

il-curioso-caso-di-benjamin-button-poster-italia_mid

senza scomodare Francis Scott Fitzgerald ci ha pensato anche il nostro italianissimo e contemporaneo Luciano Ligabue (pasticciando anche un po’ con Orwell) a raccontare la storia di un uomo che nasce vecchio e nel crescere ringiovanisce fino ad arrivare alla fine della sua vita bambino. e questa è in sintesi la trama del film.

ma oltre alla storia raccontata ho trovato il film una lunga riflessione sulla vita e sulla morte. si vive perchè qualcuno ci mette al mondo, si viene al mondo senza poter decidere se la cosa ci interessi o meno, e rimaniamo in questo stato finchè non arriva la morte che, se va bene, ci porta via quando siamo vecchi.

e nel mezzo? nel mezzo ci sono le possibiltà e le opportunità. parla anche di questo il film.

le possibilità che la vita ci offre di essere felici sono esterne alla nostra volontà, ci appaiono durante il cammino e non sempre siamo in grado di riconoscerle e coglierle al volo.

le opportuntà sono invece quelle che creiamo noi raccogliendo gli spunti che la vita ci offre. come un pittore che da soli tre colori primari crea opere immortali.

e soprattutto ci racconta che non è mai troppo tardi per essere felici, o per realizzare un sogno, o per diventare quello che vogliamo essere.

David Fincher è il regista (fra gli altri) di Seven e Fight Club, stesso attore protagonista, stessa ambientazione notturna. solo un paio di esterni giorno. in uno il protagonista anziano infante guarda gli altri bambini giocare. a lui è proibito uscire, non conosce il mondo esterno. altra scena quando la donna amata, vittima di un incidente (che accade in pieno giorno) che spezza il suo sogno di diventare ballerina, lo rifiuta cacciandolo dall’ospedale.

tutta la narrazione si svolge al buio, al massimo godiamo di splendide albe. quasi a sottolineare che anche quando crediamo di avere il nostro destino in pugno in realtà ci muoviamo in un mondo di cui non riusciamo a scorgere i contorni e i confini. la notte come luogo in cui meditare ed essere sinceri, il buio per dimenticare e riappacificarsi con noi stessi e con il mondo esterno.

battute fulminanti che strappano un sorriso, dialoghi surreali messi in piedi da quelli che nella società moderna sono relegati nel sottoscala della nostra memoria: gli anziani, che però nascondono un fondo di saggezza e disincanto che tanto farebbe bene alle nuove generazioni.

Sono curiosa di sapere cosa ne pensi