la stanza di Marlene

semplicemente (ancora unicamente) io

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10 4th, 2008

torno da una splendida serata di chiacchiere e di risate passata con due … non sono mie amiche, ma come definirle? ecco il problema a nascere in un posto, crescere in un altro, e poi spostarsi ancora, e poi ancora. adesso conosco delle persone, nessuna posso considerarla mia amica. ma una persona amica esattamente chi è? certo non posso considerare mia amica neanche quella che dopo venti quattro anni (24), dopo che eravamo passate dal giocare con le bambole a giocare con i primi amori, e poi lei era già sposata, mi ha confessato di essere sempre stata gelosa, forse invidiosa, adesso il termine esatto mi sfugge, di me, della mia vita.
ma queste due donne mi scaldano un po’ il cuore e qualche giornata. sono le due donne con cui ho lavorato appena ho trovato lavoro dopo il disastro del posto precedente. mi hanno come adottata. mi hanno insegnato (quasi) tutto quello che so adesso. mi riempie di stupida soddisfazione sapere che nonostante la distanza, nonostante non siamo più in ufficio insieme, hanno piacere a trascorrere una serata chiacchierando con me. mettendomi al corrente delle loro vite, del loro ambiente lavorativo, che è stato per un po’ anche il mio.
mentre tornavo a casa, a quella che adesso posso considerare la mia casa a tutti gli effetti, guardavo la strada adesso familiare illuminata dai lampioni. la notte ha sempre esercitato una fascinazione potente sul mio mondo immaginario. a volte guardando le luci che passano veloci di notte sull’autostrada mi commuovo, perché mi ricordano la mia infanzia, e facevo lunghi viaggi in macchina con i miei genitori e mia sorella. di notte. sempre di notte. e le luci che brillavano sull’asfalto e correvano veloci scandivano ad un ritmo sincopato la mia vita di bambina. l’autogrill di notte si trasformava ai miei occhi come un luna park, posto dei desideri e della loro realizzazione. ancora oggi adoro viaggiare di notte, sul sedile del passeggero, per guardare le luci passare. e pensavo che quando vivevo nell’altra casa, quella che dovevo sentire mia perché lì c’erano anche i miei genitori, non mi è mai capitato di tornare tardi guidando per strade buie. perché non mi era concessa la macchina per uscire la sera.
e allora pensavo, mentre tornavo a casa, a quella che adesso posso considerare la mia casa a pieno titolo, che è come se adesso avessi 18 anni e la patente fresca nel portafogli e la macchina nuova. e allora invece di fare la strada più breve ho allungato un po’, guardando questa città con occhi meno neutri, ringraziandola per avermi accolta dandomi una seconda chance, perché alla prima ho perso e avevo proprio bisogno di dimenticare e ricominciare. per farmi delle amiche c’è tempo, per adesso mi godo la sensazione di libertà che stupidamente mi assale per una sciocca serata in cui ho potuto essere semplicemente io.