Giorno uno dell’anno zero

Pubblicato il Pubblicato in Cose che accadono

Manco da troppo tempo. Cosa ho fatto? Non vi annoio.
Però c’è una cosa interessante in questo viaggio: ovunque io possa andare, qualsiasi posto io possa vedere, da qualsiasi posto mi lascio vivere per un po’, ritorno da dove sto scrivendo.
Torno a casa, torno al sud, torno al punto di partenza.
Giorno uno.
Il giorno emozionante. Saluti come di ritorno da una traversata oceanica con mezzi di fortuna. Baci abbracci e chiacchiere. Ci si racconta di tutto, anche le inezie. Si salutano i parenti conosciuti e si fa la conoscenza degli ultimi arrivati. Chi ti dice che non cambi mai, chi che ti fai sempre più bella, chi che dovresti dimagrire, chi che sei scheletrica, nessuno si fa i cazzi propri e si risponde a tutti, per tutti una bella parola. Si racconta di una quotidianità edulcorata dalla lontananza e corretta per l’occorrenza. Le cose importanti, quelle no, quelle non si dicono. Perché rovinare il magic moment. Tutti i dissapori e i motivi che ti hanno spinta a scappare via si polverizzano, e alla fine, stendendomi nel mio lettino nella mia cameretta sento anche di essere felice. E rido ancora, con la paresi da sorriso di circostanza per non far preoccupare nessuno, al massimo farmi solo invidiare un po’.

4 pensieri su “Giorno uno dell’anno zero

  1. Vorrei partire dallo “scheletrico”.Per un qualche misterioso motivo le famiglie del sud hanno l’idea che al nord si patisca la fame.Chiaramente non per motivi di scarsa opulenza,probabilmente perchè si ritiene i “nordici” pervasi da un malsano senso della “linea”.Per cui mamme,nonne e zie al ritorno del figliol prodigo si sentono in dovere di rimpinzarlo per bene con la sana cucina (grassi e carboidtrati per lo più) del genuino sud.Il soggiorno si dipana quindi in interminabili maratone culinarie ipercaloriche ma che promanano uno spesso apprezzato senso di amorevoli e partecipate attenzioni.Il cibo dalle mie parti è una categoria dello spirito,un linguaggio metaforico,uno strumento di affermazione e a volte anche un messaggio critico o un gesto d’affetto (lo diceva anche E.De Filippo :”il ragù è un atto d’amore”).
    E’ difficile raccontare a chi è rimasto come sia la propria vita in un luogo così diverso da quello in cui si è nati.Forse è persino inutile.Per cui la tentazione di semplificare con concetti vaghi e rassicuranti è forte.La consapevolezza di questo atteggiamento deve aver pervaso anche i miei interlocutori tanto che ormai non me lo chiedono neanche più.Spero traspaia anche la mia gratitudine.

  2. l’inconsapevolezza regala felicità. e io lascio tutti felicemente inconsapevoli, lasciandogli credere che giù al nord sia tutto miracolosamente facile e semplicemente meraviglioso. grata nello stesso tuo modo, jaenada.

  3. I rientri sono sempre profondi e coinvolgenti.
    Quando vivevo a Bologna e tornavo giù… mi faceva emozionare e venire da piangere pure il vento caldo che spazza il grano e te lo senti sulla faccia… l’odore del mare…
    Nei ricordi di quando eravamo piccoli c’è la promessa di quello che siamo ora, il seme del nostro essere.
    Bentornata Marlene.

  4. gira e rigira vedrai che aveva ragione il buon novalis: quando chiedevano a Heinrich von Ofterdingen: “Wo gehen wir hin?” (dove stiamo andando?) lui rispondeva “Immer nach Hause” (sempre a casa)…
    per quanto ti possa spostare e muovere la madre/matrigna domestica ti fa ripiombare nell’adolesenza (se ti va bene)

    ciao

Sono curiosa di sapere cosa ne pensi