la stanza di Marlene

semplicemente (ancora unicamente) io

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08 20th, 2008

La sveglia è sempre troppo presto, ma il corpo è ancora sintonizzato su una frequenza che non comprendi e che non ti sforzi più di coprendere.
Stamattina però hai un leggero mal di schiena. Il fantastico materasso usato troppo poco si mantiene inflessibile sulle sue posizioni, e alzarsi è un disastro.
Arrivi in cucina, e l’odore della sigaretta che papà si ostina a fumare subito dopo la colazione nonostante tu abbia smesso da anni e la cosa oltre che infastidirti, ti da’ un leggero senso di vomito, non ti rimane più indifferente, ma ti fa pensare che nonostante la lontananza e il bene che gli vuoi, vorresti che quella maledetta sigaretta gli andasse di traverso una volta per tutte.
E già rimpiangi la tua solitaria colazione silenziosa.
Anche oggi sei costretta appena sveglia a pianificare pranzo, pomeriggio, cena e dopocena: dove vai, cosa hai voglia di fare, dove si mangia, con chi e, soprattutto, che cosa.
Il verbo mangiare evoca visioni di dantesca memoria, con te costretta a ingurgitare dall’antipasto all’ammazzacaffè sempre con la serena espressione di un budda sovrappeso. Vietatissimo declinare inviti, pericoloso rifiutare il piatto di portata.
Per sfuggire alla ripetizione infinita del gioco “guarda chi è venuto a trovarci” si decide per una passeggiata al centro commerciale.
In questa zona non si può neanche immaginare quanti ne siano stati costruiti.
Uno più meraviglioso dell’altro.
E a me tocca l’ultimo inaugurato. Cosa che il Grandemilia* è la lotta impari fra Davide e Golia, e nessuna mossa furba potrà tirarmi fuori di lì prima di almeno 6 ore.
Guai a non prendere nota (almeno mentale) del numero, lettera del parcheggio e nome dell’ingresso. Perchè se malauguratamente esci da un’altra delle grandi 4 porte e ti avventuri fra asfalto e strisce bianche “tanto prima o poi girando girando la trovo”, ti troverai costretto a chiamare qualcuno che venga a recuperarti.
Non sono prevenuta su questi grossi centri, ma mi domando qui al sud perchè ne costruiscono così tanti, e soprattuto così grossi. Io un centro commerciale così mi aspetto di trovarlo a Tokio o a New York. Scale di vetro, negozi a tre piani, addrittura il trenino per girarlo come all’italia in miniatura. Mentre cammino in queste gallerie immense mi immagino in una veduta aerea come l’omino stilizzato che l’architetto ha immaginato nel suo progetto.
Talmente incredula da non essere riuscita a comprare nulla.
E chi mi segue da un po’ sa che questo è una specie di miracolo.


*mi scuso con chi non ne conosce le dimensioni