Come ho trovato lavoro (terza parte)

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Le prime due puntate le ho scritte mesi fa. Ora vi racconto il resto.
L’attività del web e quella concorsuale le potevo svolgere con meticolosa passione e con poco sbattimento. Quello che mi ha veramente usurato è stato il porta-a-porta.
Ho preparato il mio curriculum con un elemento fondamentale che la maggior parte delle persone dimentica di scrivere: gli obiettivi professionali. La maggior parte delle persone crede che dalle sue esperienze e dalla sua formazione si evinca quello che vuole fare da grande. O crede che chi leggerà quelle righe sia così interessato da capire quale sia l’aspirazione del candidato? La verità è che le persone non scrivono nel curriculum che lavoro si aspettano di trovare il più delle volte perché non lo sa, altre perché crede così di aprirsi un ventaglio di possibilità. Crede che se scrive cosa gli piacerebbe fare si preclude l’accesso a tante altre possibilità. Ma già è difficile essere chiamati, figuriamoci se i nostri interlocutori non sanno neanche che cosa ci aspettiamo da loro.
Quindi: munita di innumerevoli copie del mio curriculum con obiettivo professionale chiaro sul fondo ho battuto le zone industriali bussando ad ogni porta.
La conoscenza della zona industriale passa per ricerche via internet, ma ho anche scoperto che qualcuno aveva avuto la bella idea di produrre una mappa del posto che riporta le strade e i nomi delle industrie presenti.
Mi sono pentita di essermi licenziata di gennaio: questa attività sarebbe stato meglio svolgerla in primavera. E soprattutto dopo essermi vista per sbaglio nel riflesso di una porta a vetri mi sono resa conto che forse era meglio non andare in giro in jeans, scarpette da ginnastica e giaccone anti-pioggia, perché in quello stato non sarei rimasta impressa a nessuna centralinista se non per il pessimo gusto con cui andavo in giro.
Questa attività non ha riportato nessun risultato. Nessun colloquio, né tanto meno un posto di lavoro. Credo che il più delle volte, se non sempre, il mio curriculum sia finito direttamente nel cestino sotto la scrivania della centralinista. E se anche è finito sulla scrivania del direttore del personale di turno o del titolare dell’ azienda non sia stato degnato di un’occhiata neanche per sbaglio.
Un sistema che ha portato a qualche risultato in più è stato lo spamming del mio curriculum. Mi sono procurata le mail delle aziende, attraverso il sito della camera di commercio. Se ero fortunata riuscivo anche ad ottenere la mail personale del titolare/direttore del personale previa telefonata. Con questo sistema ho spedito circa 600 mail. Ho ottenuto svariate risposte negative e un paio di colloqui. Ma non mi hanno aiutato a trovare lavoro.

Sono curiosa di sapere cosa ne pensi